Sicurezza
Braccio di ferro su buoni pasto, cassa integrazione e malattia
Scontro tra lavoratori e azienda del trasporto pubblico locale anche per colpa del lockdown. I sindacati: «A rischio i livelli salariali del personale»
pisa
Gli autisti restano a “digiuno” e rischiano di vedersi decurtato lo stipendio a causa di una regolamentazione che trasforma cassa integrazione e malattie in assenze dal lavoro. I rappresentanti sindacali della Ctt Nord (Filt-Cgil, Fit-Cisl, Uilt-Uil e Faisa Cisal) hanno aperto le procedure di raffreddamento nei confronti dell'azienda che gestisce il servizio di trasporto pubblico locale su gomma e si preparano a proclamare un pacchetto di scioperi contro le disposizioni applicate dalla società che, secondo i sindacati, rischiano di impattare sui livelli salariali oltre ad andare in direzione opposta alle restrizioni imposte per il contenimento dei contagi da Covid-19. A partire dal taglio dei buoni pasto (8 euro) che durante il lockdown hanno sostituito i servizi mensa anche per recepire le norme anti-assembramenti.
«Una misura che ha dato buoni risultati – sottolineano le organizzazioni sindacali –. Abbiamo chiesto di rinnovarla anche alla luce delle nuove restrizioni nazionali, ma l'azienda è rimasta sorda ad ogni istanza. La maggior parte dei lavoratori ha perso il diritto ai buoni pasti, assegnati solo per determinati turni di lavoro. Un taglio a cui rischia di aggiungersi anche la decurtazione di una parte dello stipendio a causa della cassa integrazione e dei giorni di malattia».
Secondo il contratto unilaterale applicato alcuni anni fa per regolamentare la disciplina e il lavoro interno, cassa integrazione e malattie concorrono, seppur in minima parte, alla “composizione” delle giornate di assenza. «Si tratta di una quota residuale, ma è il principio ad essere sbagliato – accusano i sindacati –: la cassa integrazione a cui sono stati sottoposti a rotazione i dipendenti durante il lockdown ha concorso alla formazione dei giorni di assenza dal lavoro. Lo stesso vale per gli autisti che per senso di responsabilità chiedono di rimanere a casa in presenza di qualche lieve sintomo influenzale: senza il cosiddetto certificato Covid, l'assenza va a pesare sul numero totale di giorni di astensione dal lavoro».
Al raggiungimento di 28 giornate di assenza in un anno, il lavoratore perde il diritto per l'anno successivo ad accedere al “premio presenza”, un incentivo da 13 euro al giorno decurtato, in caso di raggiungimento del numero di assenze massime consentito, di 12 euro. Un meccanismo penalizzante che le organizzazioni sindacali hanno chiesto di sospendere, anche temporaneamente, per far fronte alle difficoltà dettate dall'emergenza sanitaria. «Ci siamo scontrati con il muro alzato dalla Ctt Nord – concludono i sindacati –. Ogni richiesta è stata respinta».
Il tentativo di dialogo si è trasformato in una mobilitazione che nei prossimi giorni sfocerà probabilmente in uno sciopero con conseguente paralisi del servizio di trasporto pubblico. — D.r.
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