Il Tirreno

Pisa

Maxi assembramenti e zero mascherine, piazza Vettovaglie culla dell’indisciplina

Carlo Venturini
Maxi assembramenti e zero mascherine, piazza Vettovaglie culla dell’indisciplina

Pisa, emblematica la documentazione video e fotografica inviata al Tirreno. Nessuno che controlli e faccia multe

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PISA. Piazza delle Vettovaglie peggio delle peggiori discoteche (che restano però chiuse).

Distanziamenti, mascherine, sicurezza, picco dei contagi: parole queste sconosciute per le centinaia e centinaia di giovani che si accalcano, «con la complicità di gestori di pub e bar – è l’accusa principale – dediti all'incasso a qualsiasi costo».

La stretta del prefetto Giuseppe Castaldo sul rispetto delle regole di distanziamento e dell'uso delle mascherine è rimasta per ora solo teoria. Nessun giro di vite (con multe, com’è successo ad esempio a Pontedera, dove la polizia municipale ha contravvenzionato con 400 euro sette giovani sorpresi con la mascherina non regolarmente indossata, la portavano sotto il mento) da parte delle forze dell'ordine o della polizia municipale.

Le foto e i video inviati dai residenti alla redazione de Il Tirreno sono emblematici e sono stati registrati a partire dalle 1.10 di venerdì notte. I portici brulicano di giovani, un mix, un cocktail fatto da studenti delle superiori mescolati con quelli universitari col rischio che poi il lunedì le scuole e le classi vadano in tilt. La stragrande maggioranza dei presenti non ha la mascherina, o se ce l’ha la porta abbassata. Stanno in piedi, bevono e ribevono e poi cambiano locale, sempre senza mascherina.

Il classico tour alcolico che va avanti fino all'alba. All'interno della piazza ci sono tavolate di studenti con un viavai continuo. Grupponi di avventori che si alzano da un tavolo lasciando spazio ad un altro nuovo gruppone. E poi arrivano altri amici e si piazzano in piedi attorno al tavolo. Ovviamente senza alcuna precauzione. Tutti conviventi? Tutti congiunti? I residenti e i comitati non hanno più parole perché di fronte ai fiumi di alcol che scorrono fino a notte fonda - anche in tempi di recrudescenza del Covid - le promesse del Comune e della giunta e le richieste dei cittadini sono vane in un gioco di annullamento reciproco.

Questa volta, però, sono anche i commercianti, quelli “diurni”, ad arrabbiarsi. «E se per colpa di questa situazione nei prossimi giorni chiudono la mia attività? Non so proprio come potrei reagire». A parlare è un'artigiana che vende monili. Infatti, da almeno due anni, è in corso un braccio di ferro tra macellai, fruttivendoli, alimentaristi e ristoratori da un lato e lo zoccolo duro dei bar e dei pub della malamovida dall’altro.

«Quando venne chiusa la piazza e contingentata per la pandemia, a farne spese siamo stati anche noi che vendiamo pane», dice un altro commerciante. Insomma, sull'altare della malamovida viene immolato anche lo stesso commercio.

Un insegnante dell'istituto Pacinotti, residente nei pressi della piazza, è disgustato dalle immagini di venerdì notte e dice: «E noi passiamo il tempo a misurare la temperatura, a far rispettare il corretto utilizzo delle mascherine, a sanificare i banchi, a controllare le autocertificazioni. E questi studenti passano le loro nottate così? Mettendo a rischio e vanificando tutto?».

Nel prossimo decreto in discussione si sta pensando di inserire una norma che vieti la sosta di fronte ai locali. Secondo questa regola si potrà entrare dentro o rimanere all’aperto purché si stia seduti al tavolo e si garantisca il distanziamento tra le persone. Se non c’è posto si deve andare via. Non si potrà stare in piedi all’aperto come accade in piazze e strade soprattutto la sera. Se le Vettovaglie è il refugium peccatorum della malamovida anche ai tempi del Covid, ci sono altri casi di maxi assembramenti in piazza Dante, piazza dei Cavalieri e piazza Santa Caterina, dove gruppi di giovani sono soliti radunarsi a bere favoriti anche dalla mancanza di idonea illuminazione. —

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