Italia
Un “drone terrestre” per decontaminare i suoli restituendo la fertilità
PISA
«Il mondo ha bisogno di terra sana». È da questo principio che nasce il sistema RoboNova, ideato dall’azienda pisana DNDBiotech, attiva da alcuni anni nell’applicazione delle biotecnologie al trattamento dei suoli, e parte di un progetto (BioResNova) cofinanziato dalla Fondazione Pisa e dal Dipartimento di biologia dell’Università. Alla base c’è l’idea innovativa di assecondare un processo già presente in natura per decontaminare e detossificare i suoli, ripristinandone la fertilità con un trattamento interamente biologico. Ma come? Bisogna anzitutto armarsi di competenze biotecnologiche per individuare in laboratorio quali saranno gli “alleati” naturali contro pesticidi, metalli pesanti e tutte quelle sostanze inquinanti che si riversano nel terreno. Una vera e propria “ingegnerizzazione della natura”, la cui applicazione va dai terreni da bonificare in ambito industriale fino al mondo agricolo, con l’opportunità di ripristinare la fertilità di vaste aree.
«Al centro c’è il suolo elemento di vita», premette Cosimo Masini, amministratore delegato e fondatore di DNDBiotech, che ieri mattina, durante la European Biotech Week 2020, ha presentato in anteprima il progetto nella sede aziendale ad Ospedaletto. «Grazie allo studio del Dna dei microrganismi, oggi possiamo conoscere nel dettaglio le popolazioni che compongono i suoli. Un terreno contaminato riesce ad auto-recuperarsi dopo diverse decine di anni, in tempi non sostenibili. Ecco che allora il nostro lavoro consiste nel capire quali sono quei microrganismi che riescono a sopravvivere in ambienti estremi come i suoli inquinati, cibandosi delle sostanze contaminanti che sono la loro fonte energetica. Però questi microrganismi sono pochi: bisogna isolarli e replicarli con delle batterie di fermentatori affinché raggiungano una concentrazione tale da poter essere più efficienti». A questo punto il bio-rimedio esce dalle stanze di analisi nei laboratori per approdare direttamente sui terreni con una macchina automatizzata, chiamata RoboNova. «L’abbiamo definita “drone terrestre”», chiarisce Masini. «L’innovazione consiste nel combinare l’aspetto scientifico a quello ingegneristico: la ricerca iniziale dà l’input alla macchina che inocula nel terreno i microrganismi ed i nutrienti precedentemente individuati. I parametri vengono costantemente monitorati con strumentazione ad alta portabilità. Il robot, montato su rotaie e dotato di sensori, si trova in una struttura chiusa, evitando problemi di piogge o temperature». E anche se l’iter di applicazione del progetto è lungo ci sono già le prime realtà interessate, in Italia e all’estero: da enti di controllo ad aziende e società private, che in alcuni casi hanno l’obbligo di pubblicare i bilanci di sostenibilità, fino ai tavoli del ministero dell’Ambiente dedicati alle tecnologie di bonifica.
Una sensibilità green oltre i confini nazionali: «Stiamo partecipando ad alcune gare per progetti fuori dall’Italia, dove si parla di sversamenti inquinanti su superfici enormi. Invece in Italia - dice Masini - in ambito industriale ed agricolo stiamo iniziando su committenza alcune sperimentazioni per il trattamento di pesticidi di origine industriale arrivati fino al latte delle mucche. Vogliamo far diventare queste tecnologie comuni in modo che abbiano un impatto positivo sul territorio sensibilizzando l’opinione pubblica». —
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