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Pisa

la sentenza 

Pedofilia, Costia condannato anche in appello

Pietro Barghigiani
Pedofilia, Costia condannato anche in appello

Confermata la pena a 12 anni e 8 mesi per le violenze sessuali su diversi ragazzini. È in carcere dal marzo 2018

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pisa

Piero Costia non merita sconti. Dopo quasi tre ore di camera di consiglio la Corte d’Appello ha confermato integralmente il verdetto di primo grado in abbreviato con il quale il pensionato 79enne di Oratoio, accusato di ripetute violenze sessuali su minori , era stato condannato a 12 anni e 8 mesi di carcere. I giudici di secondo grado hanno mantenuto anche l’interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e il pagamento di una provvisionale di 15mila euro a favore delle parti civili.

Difeso dall’avvocato Giuseppe Mandarano, l’imputato ha rinunciato a comparire.

È rimasto in carcere dove si trova dal marzo 2018. Lo arrestò la polizia al termine di un’indagine diretta dal magistrato Flavia Alemi. Mettendo in fila intercettazioni e movimenti di Costia viene fuori uno spaccato da manuale del predatore seriale pedofilo. Dalle tecniche per avvicinare le sue vittime alla scelta dei bersagli. Come blandirle con la promessa di provini per squadre di serie A alle piccole spese per sigarette e altri regali.

Nel tempo almeno tre società sportive, due di Pisa e una di Navacchio, avevano allontanato Costia dai loro ambienti. A Pisa si presentava ai campi sportivi senza averne titolo. Solo per cacciare le sue prede. E alla fine ritrovarsi in cella con una condanna per violenza sessuale aggravata e atti sessuali con minorenni. Cercava i ragazzini, anche al di sotto dei 14 anni, tra gli stranieri con disagi familiari ed economici. E prometteva a tutti di farli entrare nel giro del calcio che conta. Salvo poi pretendere e offrire sesso. L’inchiesta della squadra mobile era iniziata nel dicembre 2016 dopo la denuncia di un ragazzino nordafricano molestato in modo pesante. Nel dicembre 2017 l’incendio dell’auto di Costia e la morte di uno dei due autori travolto da un treno (entrambi avevano subìto violenze dal pensionato e volevano punirlo, ndr) avevano accelerato le indagini culminate nel marzo 2018 con l’arresto. Il responsabile di una società calcistica pisana lo aveva visto gravitare intorno agli impianti sportivi senza averne titolo. E aveva deciso di allontanarlo come persona non gradita. «Troppo interessato ai minorenni» era stato il motivo. Quando gli bruciano l’auto lui ne compra un’altra. La polizia gli mette video e cimici nell’abitacolo. Al di là di registrare avance e rapporti sessuali sui sedili, gli investigatori lo intercettano mentre concorda con due minori rom la versione da dare in questura. Sa che è nel mirino.

«Mi raccomando quello che vi ho detto – dice Costia –. Non lo dire a nessuno. Se qualcuno vi telefona sapete come rispondergli. “Lo conosci Piero?” “Sì, è un amico ci ha portato a giocare a calcio. Ma non mi ha mai dato noia”». Nove parti civili (sette giovani vittime degli abusi e i genitori di un ragazzo morto) assistite da sette avvocati, Stefano Carta (tre parti civili); Stefano Ercoli (una); Roberto Cavani (una); Giulio Parenti (due); Michela Simoncini (uno); Francesco Carlesi (uno). —

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