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Dopo le elezioni, Conti: "Nessun riflesso dalle regionali i pisani mi giudicheranno nel 2023"
Il sindaco di Pisa dice che "non si possono fare paragoni tra consultazioni elettorali diverse, guardate il caso Viareggio"
PISA. «Se sono preoccupato? L’elettorato è libero di scegliere. I sindaci sono dei “dipendenti” dei cittadini che dopo cinque anni decidono se rinnovare o meno il contratto. Ma non mi sembra il caso di fare paragoni tra elezioni regionali, europee e politiche». Così il sindaco Michele Conti sulle eventuali scosse che il voto alle regionali può avere sulla sua giunta e sulla città. A Pisa il divario tra Eugenio Giani e Susanna Ceccardi è più ampio rispetto alla media provinciale (circa il 16 % contro il 6). Il Pd (intorno al 33%) mantiene i livelli delle europee di anno fa, la Lega (il partito del sindaco) arretra in città di circa 6 punti.
Sindaco, vede in questi numeri anche riflessi legati all’operato della sua giunta?
«Direi di no. Non si possono fare paragoni. Lo dimostrano i risultati di questi giorni: a Viareggio il centrodestra è davanti al centrosinistra per quello che riguarda le regionali, eppure Del Ghingaro è stato riconfermato sindaco al primo turno. Tra 900 giorni, quando scadrà il mio mandato, con il voto i pisani diranno la loro».
Intanto a Cascina la scelta del sindaco sarà risolta al ballottaggio: cosa ne pensa?
«Credo che la partita sia aperta e che i numeri del primo turno lo dimostrino. Cosentini può farcela. Peraltro sull’andamento delle regionali inviterei a valutare un fatto: il centrodestra in Toscana ha preso il 40%, difficile fare di più. Ritengo che Susanna Ceccardi abbia ottenuto un ottimo risultato. Nel 2015 governavamo praticamente solo Lombardia e Veneto, ora governiamo 15 regioni su 20».
Con un successo del centrosinistra non pensa che Pisa rischi di rimanere “isolata”? Con l’amministrazione a trazione leghista di Cascina avete già impostato il piano intercomunale a due...
«Questo in realtà lo vedo come un problema che noi abbiamo già risolto dopo anni. Abbiamo fatto un lavoro positivo per entrambi i territori. Rischio di rimanere isolati? No, noi siamo il capoluogo».
Il suo interlocutore a Firenze diventa Eugenio Giani: come si rapporterà?
«Penso che con Giani ci sarà più facilità di dialogo che con Enrico Rossi. Con il nuovo governatore abbiano condiviso un giro in barca sull’Arno in occasione di Toscana Arcobaleno. E anche la biciclettata quando abbiamo inaugurato la ciclopista del Trammino. Una persona cordiale e disponibile. Ha detto che sarà il sindaco dei sindaci. Bene, sicuramente terrà presente l’importanza di Pisa nella regione».
Il consigliere rieletto Antonio Mazzeo (Pd) aveva annunciato: per prima cosa chiamo il sindaco, voglio conoscere la progettualità del Comune per impiegare al meglio le risorse europee del Recovery Fund. L’ha chiamata?
«Sì, ci siamo sentiti. So distinguere: la politica è una cosa, gli aspetti relativi alla carica di amministratore un’altra. Ci dobbiamo muovere anzitutto per il bene della città. Spero comunque che Mazzeo possa fare meglio ora di quanto abbia fatto nel ruolo di presidente della commissione costa».
Rispetto al rapporto con la Regione, il sindaco di Pisa cosa mette sul tavolo della discussione?
«La sistemazione della tangenziale nord-est, che si lega all’esigenza di completare la costruzione del polo ospedaliero di Cisanello. Chiederò un aiuto per la realizzazione di centri ospedalieri per le cure intermedie, ad esempio riattivando la vecchia struttura sanitaria di Calambrone. Non dimentico poi la velocizzazione dei collegamenti ferroviari sulla linea Pisa-Firenze e la necessaria riqualificazione della Fi-Pi-Li. Due i fronti sui quali mi aspetto la maggiore attenzione: la Darsena Europa, perché non ci siano riflessi penalizzanti per le imprese balneari del nostro litorale; e l’aeroporto Galilei, in attesa del ritorno di turisti secondo i flussi consolidati».
Dunque, lei va avanti senza esitazioni lungo la strada tracciata...
«Sì, poi nel 2023 gli elettori mi giudicheranno con il loro voto». —
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