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pisa “nascosta” 

Giovani archeologi riscoprono l’antica San Sisto o Cortevecchia

Sara Venchiarutti
Giovani archeologi riscoprono l’antica San Sisto o Cortevecchia

In meno di un mese dall’avvio degli scavi le prime sorprendenti scoperte rese possibili da un progetto dell’Università che coinvolge 25 studenti 

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Quella della chiesa medievale di San Sisto a Pisa è una storia affascinante, depositatasi strato su stato nel corso dei secoli fino a trasformare il giardino adiacente alla chiesa in un “libro”, dove le pietre e i reperti formano le lettere che raccontano una delle aree più antiche della città.

Proprio qui si concentrano le ricerche archeologiche promosse dal dipartimento di civiltà e forme del sapere dell’Università di Pisa nell’ambito del San Sisto Project, che per tre anni (fino al 2022) studierà sia la chiesa, fondata nel 1087, sia l’area circostante, di proprietà della parrocchia omonima. L’obiettivo: ricostruire vicende e cambiamenti di un’area centrale per Pisa, mai indagata prima. Tra circa due settimane si concluderà la prima fase del progetto di scavo, iniziato lo scorso primo settembre coinvolgendo personale e studenti dell’Università. Ed è bastato meno di un mese per portare alla luce i primi risultati, illustrati ieri mattina dal professor Federico Cantini, a direzione del progetto: «Il toponimo Cortevecchia, con cui la chiesa è ricordata in alcuni documenti, fa ipotizzare la presenza di un centro di potere pubblico già nell’Alto Medioevo», spiega il professore, che fa il punto sullo stato dei lavori: «In questa fase abbiamo siamo arrivati agli strati del 1300. Proseguendo le ricerche vorremmo raggiungere quote più basse per indagare le epoche precedenti. Ad ora sono tre le aree di scavo individuate sulla base delle prospezioni geofisiche, realizzate in collaborazione con il dipartimento di scienze della terra. Lungo la fiancata della chiesa abbiamo scoperto la soglia della porta corrispondente al pavimento medievale, circa 20 centimetri più in basso del livello attuale. Addossate alle fondamenta, a circa 1,20 metri di profondità, sono state rinvenute grandi lastre di pietra, che verosimilmente ricoprivano tombe di personaggi illustri». Diversi gli oggetti e i materiali riportati alla luce: «dai cellulari, già diventati “reperti”, a resti di ceramica risalenti agli inizi del VI secolo a.C, che lasciano presupporre come l’area fosse frequentata anche nella fase romana e etrusca», spiega il professore. Non mancano frammenti di pietra del tetto medievale, ceramiche con stemmi araldici, scorie di lavorazione del metallo e decorazioni in marmo un tempo parte della chiesa settecentesca, trasformata con volte a botte e decorazioni barocche. Poi il restauro nel 1930, col ripristino dello stile romanico. «Punteremo anche a ricostruire l’originale veste medievale della chiesa con una scansione tridimensionale, in collaborazione con il dipartimento di ingegneria». Un vero banco di prova per i futuri archeologi: «Sono 25 gli studenti che si fanno le ossa in questa ricerca», sottolinea il direttore del dipartimento, Pierluigi Barrotta. «È il segno che l’Università sta ripartendo», afferma il rettore dell’ateneo, Paolo Mancarella, durante la visita dello scavo. «L’archeologia è un fiore all’occhiello per l’Università, e difatti porta avanti questa ricerca grazie ai fondi del progetto di eccellenza vinto dall’ateneo. Lo scavo è un ulteriore tassello per la terza missione dell’Università: grazie alla collaborazione con la parrocchia e la città, anche i cittadini saranno coinvolti con la possibilità di visitare il cantiere». C’è infatti il progetto, slittato al prossimo anno causa Covid, di organizzare dei percorsi con pannelli esplicativi per l’intera cittadinanza. Hanno visitato lo scavo anche don Francesco Barsotti, parroco di San Sisto, e Marco Gesi, prorettore ai rapporti con il territorio. —



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