Il Tirreno

Pisa

“eutanasia” di un processo 

Amanti in fuga liberi di tornare in Italia

Pietro Barghigiani
Amanti in fuga liberi di tornare in Italia

Prescrizione per la coppia che nel 2007 sottrasse 1,8 milioni da Acque Spa e si trasferì ai Caraibi. Cade anche l’ordine di arresto

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pisa

L’eutanasia di un processo per fatti avvenuti tredici anni fa si consuma poco dopo le 9 nell’aula 2 al primo piano del Tribunale.

«Non doversi procedere per intervenuta prescrizione» è la formula letta dal presidente del collegio Guido Bufardeci (a latere Mirani e Messina) che mette al riparo da ogni effetto penale la coppia di imputati passati alle cronache come gli “amanti di Acque Spa” capaci di far sparire un milione e 840mila euro dalle casse della società idrica.

Un verdetto che rimuove anche ogni misura cautelare (ordine di arresto) a carico dei due fidanzati da ieri mattina liberi di circolare in Italia senza il rischio di finire in cella.

Del resto nonostante i mandati di cattura firmati dall’autunno 2007 i due non hanno mai passato un’ora in carcere.

Spariti come i soldi fatti rimbalzare attraverso bonifici tra Ospedaletto, banche di Montecatini e Larciano con triangolazione a Lugano e approdo finale nei Caraibi. Resta il fronte civile per il risarcimento dei danni.

Altra salita impervia nel percorso giudiziario che Acque Spa valuterà se intraprendere consapevole di avere pochissime speranze di trovare beni intestati alla coppia su cui rivalersi .

Così gira la ruota della giustizia. Emanuele Enrico Busetta, 57 anni, origini catanesi, ultima residenza italiana a Monsummano e Laura De Liso, 53 anni, nata a Bologna, residenza a Santa Margherita (Capannori), difesa dagli avvocati Lodovica Giorgi e Sandro Guerra, dopo una prima condanna nel maggio 2012 a 7 anni e 10 mesi per peculato in concorso e falso materiale in scrittura privata, nel luglio 2018 avevano ottenuto dalla Corte d’Appello una sentenza di nullità del verdetto di condanna per un difetto alla base del decreto di latitanza.

L’effetto era stato quello di rimandare gli atti a Pisa con la discussione del rinvio a giudizio per l’ormai ex coppia.

Un azzeramento da gioco dell’oca con il ritorno ai nastri di partenza del procedimento. E in parallelo, intanto, scorrevano implacabili le lancette della prescrizione contro la quale neppure i periodi di sospensione sono stati in grado di tenere “in vita” il processo.

Era successo che i giudici di secondo grado accogliendo l’eccezione dell’avvocato Nicola Angioni, difensore di Busetta, avevano valutato non sufficienti le ricerche della polizia giudiziaria per decretare la latitanza della coppia.

Gli investigatori sarebbero andati solo nelle residenze dei due senza fare ulteriori approfondimenti. Troppo poco per la Corte d’Appello che, annullando tutto, aveva riportato il fascicolo all’udienza preliminare.

Un processo già segnato da morte certa oltre un paio d’anni fa. E che ieri con il riconoscimento della prescrizione chiude senza conseguenze penali l’inchiesta che nell’agosto 2007 diventò il simbolo di chi sogna di scappare con la cassa del datore di lavoro e sistemarsi su una spiaggia caraibica. E lasciarsi alle spalle stress e problemi. Almeno nelle aspettative di chi progetta un piano di quel livello.

Del milione e 840mila euro, circa 450mila euro furono sequestrati su un conto corrente intestato a Busetta in una banca a Lugano. Il resto venne coperto dall’assicurazione. Almeno 1,4 milioni sono rimasti nelle tasche degli ex amanti, non si sa con quali quote.

Di fronte al passare del tempo e all’errore nel dichiarare con troppa superficialità la latitanza della coppia che ha affossato il processo, nulla hanno potuto il pm Flavia Alemi e l’avvocato Stefano Del Corso rappresentante della parte civile, Acque Spa.

Quando la società scoprì i bonifici predisposti dall’impiegata, gli investigatori avviarono le ricerche trovando riscontri documentali capaci di localizzare tra Panama e Santo Domingo le presenze dei due che, finito l’amore o quell’infatuazione che aveva dato a entrambi le motivazioni per un colpo del genere, da anni non stanno più insieme.

Busetta aveva un’attività di noleggio elicotteri in Costa Rica. Il 4 dicembre 2007 la coppia aveva aperto una società mercantile a Panama, la Lucky Pearl Group Inc. Il presidente e direttore era Busetta, “ingegnere” con la terza media e il pallino per l’elettronica, mentre nel doppio ruolo di segretario e tesoriere figurava la contabile De Liso.

Il 57enne catanese sarebbe ancora all’estero. Sconosciute le mosse della De Liso.

Da ieri mattina sono entrambi liberi di muoversi e di non temere alcunché.

Niente condanna, nessun rischio di arresto. Liberi cittadini che del milione e 840mila euro drenato con più bonifici ad Acque Spa hanno dovuto rinunciare solo ai 480mila euro sequestrati a Lugano. Così gira la ruota della giustizia. —



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