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La protesta degli universitari: "Stesse tasse ma i servizi non esistono più"

Giulia Serni
La manifestazione degli studenti
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La manifestazione degli studenti

Gli studenti dell’ateneo di Pisa di nuovo in piazza. Una petizione per chiedere la ripartenza almeno delle biblioteche

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PISA. Prosegue la protesta universitaria. Studenti e studentesse dell’ateneo di Pisa si sono ritrovati giovedì 17 settembre in piazza Santa Caterina per discutere dei molti disagi subiti in questi mesi. Un appuntamento, in vista del prossimo Senato accademico straordinario, il 25 settembre, indetto dal rettore Paolo Maria Mancarella per formulare un primo protocollo per le lauree in presenza.

Un grande cerchio sotto la statua di Pietro Leopoldo, per dire basta ad una situazione che si protrae ormai da molti mesi «È svilente doversi trovare a manifestare ogni volta. Occupare gli spazi per far valere il nostro diritto allo studio – dice Rachele Meliani, studentessa magistrale di filosofia – Non stiamo dicendo che tutto deve riaprire. Sappiamo benissimo che ci troviamo davanti a una pandemia. Capiamo anche le preoccupazioni del rettore. Ma siamo da mesi completamente abbandonati a noi stessi ed è allucinante che ci dobbiamo pagare la stessa quantità di tasse per servizi che non esistono più». Gli studenti a gran voce chiedono al più presto un confronto reale con le istituzioni cittadine e la necessaria riapertura delle biblioteche e di spazi al chiuso dove studiare «Le biblioteche devono riaprire. Entri con i guanti e la mascherina, consulti i tuoi libri e poi esci. Non si capisce perché a oggi l’università non sia stata in grado di aprire delle strutture come del resto hanno già fatto altre realtà cittadine. Sembra quasi di trovarsi davanti a un’isteria istituzionale» aggiunge Pietro, studente di biotecnologie. Dal canto loro i ragazzi sono preoccupati per il modello di università che si sta andando a creare «Andare all’università non è solo fare lezione in presenza. Significa confrontarsi, vivere gli spazi. Non passare il tempo dietro a uno schermo».

Una svalutazione che nuoce all’immagine stessa dell’Unipi «Le risposte che ci hanno dato potevano andare bene nelle prime settimane dell’emergenza sanitaria – aggiunge lo studente Iacopo Acquistapace – Sul lungo periodo però non si può far passare che questo è un modello di università che funziona, che può essere replicato e sostenibile in una comunità di migliaia e migliaia di studenti». Tra i punti all’ordine del giorno anche la questione affitti. «Pisa è una città universitaria, e senza studenti – rivendicano i ragazzi – è una città deserta. Chiediamo una collaborazione tra Università e Comune e non siamo certamente d’accordo con le posizioni di Confcommercio che sfrutta noi e le nostre famiglie. Ci trattano come portafogli e poi sono i primi ad accusare la comunità universitaria di essere responsabile della malamovida». I punti principali, contenuti anche nella petizione circolata tra i ragazzi e che gli studenti consegneranno al rettore quando il prossimo venerdì si presenteranno nuovamente sotto gli uffici del Palazzo alla Giornata.
 

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