Il Tirreno

Pisa

«Garantita la distanza di un metro tra gli alunni»

«Garantita la distanza di un metro tra gli alunni»

Caso fibonacci: il dirigente scolastico risponde alla mamma di un iscritto 

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«Le norme varate dal comitato tecnico scientifico per la sicurezza a scuola, e riprese dalla Regione, non parlano di distanziamento di un metro da banco a banco, bensì di distanziamento di un metro tra le rime buccali (cioè tra le bocche) in situazione statica. Ciò significa che, quando gli alunni sono seduti e fermi ai propri banchi, il distanziamento di un metro deve sussistere tra le loro bocche, non tra i bordi del banco».

Inizia così la risposta del dirigente scolastico, professor Luca Zoppi all’intervento della mamma di un alunno della media Fibonacci sulle condizioni nelle classi e il timore Covid. «Stante tale situazione, gli alunni possono tenere la mascherina abbassata e devono riportarla a copertura della bocca qualora si alzino e si muovano – prosegue il dirigente –. Circa lo scambio avuto, la signora in questione non mi ha parlato della distanza tra i banchi, ma della necessità per lei, che si è qualificata come medico, che in tale contesto il proprio figlio tenesse sempre la mascherina sulla bocca, perché il ragazzo “deve stare alle sue regole” (della madre). Alla richiesta che i docenti vigilassero su ciò, ho risposto che, essendo la richiesta compatibile con il regolamento scolastico, i docenti potevano anche ricordare all’alunno di rialzare la mascherina qualora se la abbassasse. Dall’esordio dell’articolo, invece, sembra quasi che io abbia ammesso la mancanza delle norme di distanziamento nella nostra scuola, cosa che l’etica di questo istituto e le misurazioni in aula sono in grado di smentire. Non si capisce poi a cosa la signora si riferisca, quando parla di “finestre spesso chiuse”, dal momento che finestre e porte sono rimaste aperte tutta la mattina dal primo minuto. Verso la chiusura del pezzo, la signora cita le opinioni del virologo Andrea Crisanti, dicendo che “la distanza di un metro non serve a una mazza, la mascherina sì”. Ebbene, nel mio ruolo io non posso che attenermi alle regole emanate dal ministero di riferimento: in questo caso, mascherine giù quando gli alunni sono seduti e fermi al proprio banco, mascherine su quando sono in movimento. L’alunno che volesse tenere la mascherina su anche da seduto, è libero di farlo. E gli insegnanti possono anche ricordarglielo, se il genitore ci invita a vigilare, ma niente più. La mia impressione è che nell’articolo convergano una conoscenza approssimativa dei regolamenti specifici della scuola in tema Covid, una sovrapposizione con piani e opinioni generali, nonché una (legittima) ansia per la salute pubblica: una miscela che rischia di creare allarme e confusione. Allarme e confusione che io stesso e tutta l’istituzione scolastica a cui appartengo speriamo di contribuire a dipanare per la serenità di tutti quanti e dei nostri giovani soprattutto. Con l’aiuto – ci auguriamo – della comunità, compresi i media, comunità di cui facciamo parte e a cui offriamo un servizio quotidiano con tutto l’impegno, la dedizione e la consapevolezza possibili». —

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di Redazione web