Italia
Torna in classe ma ha il cancro «Io ho paura, non siamo tutelati»
La docente, 45 anni, teme il contagio e le difficoltà a fare controlli in caso dio quarantena: «Non basta la normativa attuale»
pisa
«Non chiedo di stare a casa seduta sul divano “a fare la bella vita”, se così si può dire per un malato oncologico, ma almeno vorrei che mi fosse concessa la possibilità di lavorare da casa (o lezioni o progetti o ex alternanza). Non posso chiedere l’aspettativa per motivi di salute perché non è retribuita e neanche trasformare il mio contratto in un part time, poiché sopravvivo solo grazie al mio stipendio. Noi malati oncologici soffriamo già abbastanza e questo Covid ci ha resi ulteriormente fragili, anche da un punto di vista emotivo. Possibile che a poche ore dall’inizio del nuovo anno scolastico si continui a ripetere che le scuole apriranno in sicurezza? Per me non è così».
È un appello amaro quello lanciato da una 45enne insegnante di un liceo pisano. Domani, lunedì 14 settembre, si deve presentare, come tutti i suoi colleghi, presso un liceo di Pisa, per svolgere lezioni in presenza. Ma le sue condizioni fisiche di malata oncologica non gli permettono di affrontare questo inizio di anno scolastico con quella tranquillità necessaria che dovrebbe contraddistinguere ogni lavoro ed in particolare per chi opera nel mondo della scuola.
A far paura alla docente pisana,che chiameremo Alessandra con un nome di fantasia per rispettarne la privacy, non è solo il rischio di poter essere contagiata dal Covid, ma di non poter svolgere i controlli oncologici prescritti, qualora dovessero mettere una delle sue classi in quarantena. «Con diversi alunni, è una evenienza che potrebbe anche presentarsi e se così fosse, nel peggiore delle ipotesi – afferma Alessandra– potrei anche essere continuamente a casa in attesa dei risultati dei vari tamponi e solo chi conosce le malattie oncologiche sa bene quanto la tempestività sia fondamentale. Ma quello che mi rammarica di più e che a poche ore dall’inizio della scuola non c’è ancora un documento ufficiale che sia veramente a nostra tutela. La recente normativa sui “docenti fragili” infatti, che invita il medico competente a dichiarare docente fragile temporaneamente non idoneo solo in casi gravi, non è stata sufficiente a salvaguardarmi. Non chiedo quindi di stare a casa, ma di poter essere impiegata in modo diverso, per poter continuare a curarmi in sicurezza e in tranquillità. Ho diverse classi che mi aspettano, ma la mia salute non è al massimo». Alessandra combatte da alcuni anni con due tumori. Il primo carcinoma, sconfitto, si è presentato nel 2016, poi, lo scorso anno, una nuova battaglia ancora più aggressiva con cure invasive che si sono chiuse da poco. «Eppure secondo il medico competente – afferma Alessandra – appartengo alla categoria di “lavoratore fragile idoneo alla mansione” che dovrà fare lezione in presenza, probabilmente, con una mascherina FFP2. Ho da pochi mesi finito le terapie di chemioterapia e radioterapia, cure oncologiche definite “salvavita”; mi è stata riconosciuta un’invalidità civile al 75% e sono beneficiaria della Legge 104 che certifica la mia condizione di handicap. Ebbene, io vorrei rientrare in servizio perché le mie condizioni di salute sono migliorate, ma come posso non essere terrorizzata all’idea di fare lezione in presenza, anche se provvista di un dispositivo medico FFP2?». Alessandra non è sola docente pisana a portare avanti questa battaglia. Su Facebook è stata aperta di recente anche una pagina per portare all’attenzione questa problematica. Altre insegnanti, come lei, e nella sua stessa situazione chiedono in sostanza di colmare un vuoto normativo, aperto in occasione di un evento imprevisto come il Covid, ma fondamentale come l’aria per chi deve combattere una battaglia per la vita. —
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