Il Tirreno

Pisa

«Siamo pronti a ripartire con ottimismo nonostante le difficoltà»

R.G.
«Siamo pronti a ripartire con ottimismo nonostante le difficoltà»

Paolo Cotrozzi, professore del liceo Pesenti di Cascina con alle spalle una lunga carriera nell’ambito dell’insegnamento 

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l’opinione/2

Ilprimo banco di prova per il liceo Pesenti di Cascina sono stati i corsi di recupero avvenuti in presenza la scorsa settimana. Studenti disciplinati, mascherine sul volto, protocolli ad hoc tra le aule della scuola, e tanta voglia di ricominciare. Il Pesenti (con i suoi 900 iscritti) è pronto a ripartire nonostante le difficoltà e le tante incognite causate da una pandemia senza precedenti. L’importante, però, è non essere pessimisti, non minimizzare i problemi, ma guardare avanti con ottimismo e cercare di risolvere ogni criticità al minimo allarme. Di questo è convinto Paolo Cotrozzi, 65 anni, insegnante di Lettere del Pesenti, con alle spalle una lunga carriera nell’ambito dell’insegnamento.

Professor Cotrozzi, come docente, che cosa si aspetta da questo anno decisamente diverso dagli altri?

«Tutti noi siamo chiaramente un po’ ansiosi perché ci troviamo di fronte a una situazione che non ha precedenti, però confidiamo nel rispetto delle procedure. La dirigente scolastica ha studiato con uno staff tutta la normativa per garantire al massimo la sicurezza di tutti noi, personale docente, amministrativo e studenti. Quindi di fronte a questa incertezza senza precedenti mi sento di dire che la nostra scuola ha lavorato con molta attenzione a garanzia dei suoi utenti e siamo fiduciosi che tutto possa andare per il meglio, come è avvenuto a marzo quando abbiamo imbastito una didattica a distanza senza esperienza e in pochi giorni la scuola è diventata operativa. Ecco, con alle spalle tutto questo sono convinto che anche adesso possiamo ripartire con il nuovo anno scolastico, naturalmente aggiustando le criticità, qualora dovessero presentarsi, di volta in volta, mettendo in pratica l’iter con rigore, mentre atteggiamenti populistici del tipo “vai, cosa vuoi che ti possa succedere” non possono e non devono essere tollerati. In una situazione come questa è normale che ci siano preoccupazioni, sarebbe sciocco negarlo, ma sono anche fiducioso che grazie alle indicazioni fornite dal Ministero, ogni scuola, partendo dalla nostra, ha potuto mettere mano alle proprie criticità nel rispetto e nel bene di tutta la comunità».

I corsi di recupero sono stati quindi un primo banco di prova...

«Ebbene sì e tutto si è svolto in maniera regolare. I ragazzi sono entrati a piccoli gruppi seguendo le indicazioni. Il protocollo ha funzionato e sono certo che il sistema possa dare gli stessi risultati con grandi numeri. L’umore degli alunni è ottimo, hanno una gran voglia di tornate in presenza, anche se indossando una mascherina, ed anch’io ho voglia di rivederli e di ricominciare con la nostra normalità, per questo credo sia importante aver permesso ai ragazzi di poter tornare a scuola».

Stop quindi alla didattica a distanza?

«Ritengo che sia giusto tornare in presenza, ma non significa dover buttare via o criticare tutto quello che è stato fatto da casa. Magari vado contro corrente, ma la didattica a distanza nella nostra scuola è stata una esperienza positiva, fermo restando che sono un vecchio insegnante che non vede l’ora di rivedere i suoi ragazzi dal vivo. Ma durante il lockdown, in pochi giorni, siamo riusciti a mettere su un sistema che ha coinvolto gli studenti, con la consegna anche di materiale informatico, nella consapevolezza che la scuola deve rimanere un faro nella vita di ogni giovane». —

R.G.

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