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Pisa

la protesta 

Conti tende la mano all’Ateneo: «Parlerò con il rettore»

Sara Venchiarutti
Conti tende la mano all’Ateneo: «Parlerò con il rettore»

Dopo lo scontro delle ultime settimane il Comune, in piazza con Confcommercio, tenta la strada del dialogo per riportare gli studenti (e gli affari) in città

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PISA. «Se l’università chiude, Pisa muore». Non usa mezzi termini Confcommercio Provincia di Pisa, che venerdì 11 settembre al locale Bazeel in Piazza Garibaldi ha organizzato un incontro tra la categoria ed esponenti della politica locale e nazionale per denunciare le conseguenze drammatico di una presenza ridotta degli studenti in città. Ad ascoltarli il sindaco di Pisa Michele Conti, l’onorevole Edoardo Ziello e Andrea Crippa, vicesegretario federale della Lega.

«Non una polemica, ma una richiesta di aiuto» quella che si è levata dagli imprenditori e imprenditrici pisani, già alle prese con le gravi conseguenze del lock down. Se si aggiunge poi la scelta di tenere chiusa una buona parte dell’Ateneo, la situazione diventa drammatica. «Il nostro non è un attacco al Rettore», chiarisce sin dall’inizio la presidente di Confcommercio, Federica Grassini. «Non vogliamo entrare nel merito delle decisioni prese dalle autorità universitarie competenti. Riportiamo l’attenzione su una decisione presa unilateralmente e frettolosamente dopo il lock down. Diamo voce alle imprese di Pisa e provincia: una realtà che si è adeguata alla tradizione universitaria cittadina, offrendo servizi agli studenti che noi rispettiamo. E questo non in termini di sfruttamento, ma di accoglienza».

Sono importanti alcuni dati tratti dal sito dell’Università e relativi ad una rilevazione del 31 dicembre 2019, elencati dalla presidente: «49.673 gli iscritti ai corsi di laurea, 798 al dottorato e 451 ai master di primo livello». Numeri che si traducono in una perdita di 200 milioni di euro e in un tracollo del mercato immobiliare dell’80%. «Una decisione che impatta così tanto andrebbe presa insieme alle altre realtà del territorio». Per questo le imprese non si fermano. Una battaglia che non è rossa, verde o gialla, ma che punta ad arrivare al ministero dell’Università, se necessario.

«La prima scelta è quella di instaurare un dialogo con il Rettore. In caso di chiusura, chiederò un incontro ufficiale al ministro della ricerca e università, Gaetano Manfredi». È una promessa per l’onorevole Ziello, della Lega, che vuole vederci chiaro anche sullo spostamento alcune prove dei test d’ingresso in tensostrutture a Pontedera, quando a Pisa il sindaco aveva messo a disposizione a titolo gratuito spazi altrettanto ampi. «Se non ci sarà un dialogo, sarò costretto a chiedere ragione di questa scelta con una richiesta di accesso agli atti al ministro Manfredi, per vedere se l’aver avviato l’atto era sostenibile economicamente». Prima, però, si tenterà la strada del percorso condiviso. Garantisce il sindaco Conti, che prossimamente «cercherà un incontro ufficiale con il Rettore per cercare di aumentare il numero degli studenti in città. Una piccola apertura dell’università c’è stata, e anche noi non vogliamo mettere bocca sulle regole dell’Ateneo. Però chiediamo di trovare insieme una soluzione affinché la ripresa dell’Università possa contribuire a far ripartire l’intera città». Anche perché, come ha ricordato il direttore di Confcommercio, Federico Pieragnoli, sono tre i settori centrali per Pisa: sul turismo di massa e sul settore amministrativo, sui cui pesa lo smart working, non c’è nulla da fare. «È sul terzo, l’Università, che possiamo agire». E promette di farsi portatore di queste istanze a livello istituzionale anche il vicesegretario Andrea Crippa: «è in ballo il benessere di un’intera città. Avete un’arma potente: la matita in cabina elettorale. La Toscana può cambiare, scegliendo di dare soldi a chi fa impresa e non vuole vivere di assistenzialismo». —

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