Toscana
Morta schiacciata, disposta l’autopsia
L’esame in programma giovedì. La società del Bagno Imperiale si affida a un avvocato nell’inchiesta per omicidio colposo
tirrenia
Il primo atto della Procura è l’affidamento dell’incarico al medico legale per effettuare l’autopsia sul corpo di Eleonora Parisi, la 43enne di Settimo Torinese, deceduta domenica mattina per le lesioni provocate al volto e al petto dalla trave ceduta di schianto dopo che la donna si era appesa per farsi scattare una foto dal fidanzato. Un incidente avvenuto nel giardino chiuso al pubblico del Bagno Imperiale.
Il sostituto procuratore Giovanni Porpora ha dato l’incarico al dottor Aniello Maiese e l’esame autoptico si svolgerà giovedì mattina all’obitorio dell’ospedale San Luca di Lucca.
Entro domani sera il magistrato, sulla base degli accertamenti assegnati ai carabinieri, deciderà se procedere con l’iscrizione sul registro degli indagati del legale rappresentante della Giba Srl che gestisce il Bagno Imperiale e le sue pertinenze.
La società, in vista di decisioni rituali a livello di indagini preliminari per consentire una difesa all’indagato, si è affidata a un legale per una valutazione della posizione di garanzia personale di chi occupa ruoli di responsabilità in capo alla Srl. L’inchiesta è per omicidio colposo.
Ieri mattina prima in Procura e poi a Medicina legale, dove si trova il corpo di Eleonora, si sono presentati il padre della donna e la sorellastra Cinzia Condello. Dopo l’autopsia di giovedì, la salma sarà restituita alla famiglia per il funerale a Settimo Torinese. Giorni di attesa e di dolore vissuto a distanza per i familiari della donna che lavorava saltuariamente come addetta in un’impresa di pulizie. L’unico testimone dell’incidente mortale è il fidanzato, Marco Boretti, 44 anni, di Firenze. I carabinieri hanno ritenuto plausibile il suo racconto e riscontrato che solo la donna si era attaccata alla trave che univa le sommità delle colonne nel giardino dell’Imperiale.
«Dai, fammi una foto» lo aveva esortato Eleonora. E lui, neanche il tempo di puntare il cellulare, ha visto in una frazione di secondo la fidanzata travolta dalla trave in cemento armato. Che l’ha uccisa sul colpo.
Prima di consegnare l’informativa finale, i carabinieri faranno un nuovo sopralluogo nell’area verde. Il dubbio da sciogliere riguarda l’accessibilità nel giardino. Non ci sono entrate. E un cartello segnala il divieto di accesso.
Per mettere piede all’interno è necessario scavalcare la siepe alta in alcuni punti poche decine di centimetri. È quello che ha fatto la coppia non sapendo che di lì a poco quel luogo da immortalare in uno scatto da mettere nella fotogallery di Facebook sarebbe diventata la scena sotto sequestro di un incidente mortale. —
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