Gioco
«L’abominio delle leggi razziali, serve segnale forte rivolto ai giovani»
PISA
«Insieme alle autorità civili e militari della città siamo tornati in via Sant’Andrea, davanti alla casa di Giuseppe Pardo Roques, presidente della comunità ebraica pisana, ucciso insieme ad altre persone da un gruppo di soldati tedeschi. Il terribile eccidio non è mai scomparso dalla memoria collettiva dei pisani grazie anche ad una lapide posta dal Comune di Pisa sulla facciata dello stabile nel 1945». Così Michele Conti, sindaco di Pisa, in occasione delle cerimonie per l’82º anniversario della firma delle leggi razziali italiane. «Dopo, come facciamo ogni anno in prossimità del 5 settembre, ci siamo spostati a San Rossore, nel luogo dove nel 1938 il Re Vittorio Emanuele firmava le abominevoli leggi razziali. Ci impegniamo a non dimenticare le vittime di quella ingiustizia, affinché tali odiose discriminazioni non avvengano mai più», aggiunge Conti.
«In un momento come questo in cui si registra la tendenza della politica a dividersi su tutto - prosegue il sindaco - penso sia importante dare segnali forti soprattutto per i più giovani: per questo nel 2019 ho proposto al consiglio comunale di Pisa di esprimersi sulla mia proposta di conferire a Liliana Segre la cittadinanza onoraria della nostra città. L’approvazione all’unanimità del maggior consesso cittadino della delibera è un segnale di unità e l’assunzione di un impegno preciso. La pergamena della cittadinanza onoraria è stata consegnata alla residenza milanese della senatrice, la aspettiamo uno dei prossimi 5 settembre qui a San Rossore».
«Come molti ricorderanno - dice il presidente del consiglio comunale Alessandro Gennai - nell’incipit di “Se questo è un uomo”, uno dei libri più famosi di Primo Levi, sopravvissuto ad Auschwitz e testimone della Shoah, c’è l’esplicito riferimento a quelle leggi razziali che proprio a San Rossore, il 5 Settembre del 1938, vennero promulgate. Quelle leggi razziali che negarono agli ebrei qualunque cosa, dall’istruzione al lavoro, dalla proprietà alla cittadinanza, dai diritti all’affettività. Negavano l’umanità». —
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