«Tutto esaurito in molte strutture ma è l’autunno che ci spaventa»
Numeri importanti soprattutto negli hotel fuori dal centro Confalberghi: «I turisti arrivano in auto e chiedono il parcheggio»
l’intervista
Un Ferragosto da tutto esaurito. No, non stiamo parlando di quello del 2019, di quello prima della pandemia, del lockdown, degli aeroporti chiusi e del distanziamento sociale. Ma del Ferragosto 2020, l’anno horribilis anche del turismo italiano, in particolare quello delle città d’arte come Pisa che proprio per questo beneficeranno - come da Decreto Agosto fresco di approvazione - di aiuti straordinari per il commercio.
Il tutto esaurito di questi giorni non vale per tutti, certo. E il vero problema, in prospettiva, è che sarà un tutto esaurito “solo” per Ferragosto. Ma almeno è un segnale e in un momento di gravissima crisi come quello che il mercato delle vacanze pisano e nazionale sta vivendo è importante che ci sia. Anche se occorre inserire questo dato in un contesto di profondo cambiamento del tipo di turismo che frequenta Pisa e di grandissima incertezza per il futuro. Partiamo comunque da un fatto: non sono poche le strutture piene di turisti a Pisa, un po’ meno in centro, più nelle zone periferiche. Lo conferma Roberto Tommasoni, direttore dell’Hotel Repubblica Marinara di Pisa e presidente di Confalberghi Confcommercio Pisa.
Un buon Ferragosto insomma?
«Io in questo momento sono pieno e non sono poche le strutture nelle mie stesse condizioni, anche se le cose vanno meglio per gli alberghi nelle zone periferiche piuttosto che quelli in centro».
Per quale motivo?
«Perché sono cambiati i turisti. Prima arrivavano in aereo, prenotavano una notte dopo aver affittato l’automobile in aeroporto e ripartivano il giorno successivo magari dopo una rapida visita in città: Pisa era utilizzata più come la porta di accesso alla Toscana che come meta della propria vacanza. Adesso i turisti arrivano con l’auto propria e quando prenotano chiedono se c’è la disponibilità del parcheggio, per questo motivo sono avvantaggiate le strutture un po’ fuori dal centro».
Quindi restano anche un po’ più a lungo in città?
«Magari due giorni anziché uno, ma sì generalmente si fermano di più».
Ci sono stranieri? E da dove arrivano?
«Tedeschi, olandesi, francesi. Nessuna prenotazione da oltreoceano, nessun gruppo organizzato, tutti cancellati per la struttura stessa del viaggio. Sono famiglie».
Come valuta questi segnali?
«Intanto bisogna dire che stiamo vendendo a tariffe molto più basse dell’anno scorso e questo ci ha consentito di lavorare più di quello che ci aspettavamo anche a luglio. Abbiamo chiuso il mese di luglio, cominciato con una occupazione delle camere al 15%, con una percentuale del 70%. Un successo considerate le aspettative e i dati di partenza. Inoltre quasi tutte le prenotazioni si materializzano a ridosso della data e addirittura, nel 30% del casi, il giorno stesso del pernottamento. In queste condizioni è impossibile fare delle previsioni. La realtà è che navighiamo a vista».
Difficile dire, quindi, cosa via spetta dopo questo Ferragosto.
«Le variazioni sono significative anche giorno su giorno, ma sembra che il trend di Ferragosto sia positivo e credo che le cose continueranno ad essere così per tutto il mese. Penso che ce la caveremo anche a settembre. Quello che fa paura è il dopo: ottobre e novembre. Arriverà il momento in cui cesserà la “straordinarietà” di questa situazione e quindi anche degli aiuti che sono stati erogati al settore per mantenerlo in vita. A un certo punto ci verrà detto “quello che abbiamo potuto fare lo abbiamo fatto, ora camminate da soli”. Ma con chi? A chi daremo le camere? Le aziende viaggeranno molto meno per motivi di lavoro, niente convegni, non ci sono i gruppi di stranieri. Quanto potrò mai andare avanti con 10 camere al giorno se va bene? Io credo che questa crisi, rispetto alla quale sono state indubbiamente adottate misure straordinarie importanti per far sopravvivere le imprese, debba essere una occasione per ripensare la nostra economia e rifondarla con una detassazione che sia strutturale: insomma è un bene che sia arrivata la “benzina” per mantenerci in vita ma mi piacerebbe pensare che a livello governativo già adesso si cominciasse a lavorare a una riforma strutturale perché le aziende, dopo novembre, possano non solo sopravvivere ma prosperare». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
