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Pisa

Tre anni fa l’addio al magistrato Giaconi Il procuratore Crini: «Ti abbraccio forte»

Tre anni fa l’addio al magistrato Giaconi Il procuratore Crini: «Ti abbraccio forte»

Questa mattina, nella piccola chiesa di Orzignano, la messa in ricordo di uno dei migliori uomini del palazzo di Giustizia 

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l’omaggio

Questa mattina alle 9 nella piccola chiesa di Orzignano, ci sarà una messa per ricordare il terzo anniversario della scomparsa del dottor Antonio Giaconi, vinto da un male incurabile a 61 anni.

Con una lunga carriera alle spalle, era uno degli uomini migliori del palazzo di Giustizia pisano. Sarà un’occasione per ripensare non solo al valore professionale del magistrato, ma anche alle qualità umane di un uomo, profondamente consapevole dell’importanza del proprio ruolo e delle responsabilità che ciò comportava.

Coraggioso e determinato, il dottor Giaconi sapeva infondere sicurezza e serenità nel lavoro con i colleghi e la polizia giudiziaria, che si sentivano motivati a lavorare con lui, che aveva l’abilità di orientarli anche nei casi più complicati. Ricordiamo quello della Moby Prince, quando era a Livorno, e il difficile caso della scomparsa di Roberta Ragusa, di cui riuscì a vedere la condanna in primo grado, confermata poi in appello nel 2018 e in Cassazione nel 2019. Coraggioso e determinato anche nella malattia, Giaconi stupiva tutti presentandosi in Procura come se fosse naturale combattere la sua battaglia sfidando la malattia con la normalità della sua vita, dedita alla famiglia e al lavoro. E con la sua pacatezza “imponeva” questo a tutti, sebbene accompagnasse questo tacito invito con il suo sorriso benevolo e un po’ sornione. La messa nel giorno dell’anniversario della sua scomparsa sarà anche il momento per ricordare la sua schiettezza di uomo perbene, il suo modo affrontare la vita e il lavoro, la sua serietà che al momento opportuno sapeva trasformare in simpatia e amicizia, rimanendo nei cuori di chi lo ha conosciuto.

Il procuratore capo Alessandro Crini lo ricorda con una lunga nota: «Oggi sono tre anni da quando Antonio Giaconi ci ha lasciato. L’emergenza sanitaria, e sociale, ha impedito di organizzare una riflessione condivisa, sull’uomo e sul magistrato, con la partecipazione di tutti i “mondi” ai quali egli era particolarmente legato. Il salone della nostra Procura, al quale avevo pensato, sarebbe stata la sede ideale. E sarebbe stato, nel momento in cui il ricordo, sempre vivo, si fa più meditato, un omaggio doveroso alla ricchezza della Sua figura, alla Sua molteplicità. Ma l’appuntamento è solo rimandato. Sento il bisogno, tuttavia, di unire un pensiero personale alle belle parole che “Il Tirreno” ha voluto dedicargli. Il ricordo va a più di vent’anni orsono, quando feci la conoscenza di un pubblico ministero, molto preparato e molto battagliero, della Procura di Livorno. Dovette, forse è il caso di utilizzare questo verbo, interessare la Dda della Procura di Firenze alle interessanti ma faticose dichiarazioni di un detenuto di Porto Azzurro. Il fascicolo fu assegnato a me. Sono occasioni di lavoro sempre stimolanti, che possono però risultare anche complesse, perché il dialogo tra chi ha fatto germogliare un’attività di indagine, un progetto, e chi interviene in affiancamento, per ragioni di competenza funzionale, questo è il termine tecnico, può risultare talvolta difficoltoso. È abbastanza facile capire perché. Ma non fu questo il caso. Conobbi, infatti, un Pm, come si usa dire tra di noi, strutturato; un collega pronto per indagini importanti: quelle su cui in seguito, si sarebbe proficuamente misurato. E quindi, come accade di norma in tutti gli uffici, nel corso degli anni Egli divenne, non solo per me, un riferimento: lì c’è Giaconi... nel caso senti Giaconi. D’altra parte è noto che fosse un Uomo al quale piaceva misurarsi, anche fuori dal lavoro, in sfide ambiziose, per quanto sempre ragionate. Il mare... l’alta montagna... certi viaggi parecchio impegnativi. Infine, ben più in piccolo, il gusto delle due ruote: che fino all’ultimo è rimasto il suo commovente vezzo. E così, quando, nell’agosto del 2015, esattamente cinque anni fa, mi scrisse che aveva chiesto al Procuratore Generale un aiuto, perché i problemi di salute gli impedivano di reggere l’ufficio come avrebbe voluto, e mi esortava a farmi avanti, ne ebbi un tuffo al cuore: non avrei mai immaginato una così triste reggenza. E, invece, è stata un’esperienza straordinaria, pur nella sua comprensibile drammaticità. Per me, una delle più gratificanti sul piano umano, oltre che di alto valore professionale. Il giovane Giaconi era diventato ancora più battagliero, negli anni, ma con quella capacità di ragionamento e di analisi che, nel nostro mestiere, l’età riesce ad aggiungere, se uno ne sa fare buon conto. E Antonio, il dottor Giaconi, ne aveva saputo fare ottimo conto. Sono stati due anni intensi, pieni di pensieri condivisi, di suggerimenti e d’amicizia. Grazie amico mio. T’abbraccio forte». —

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