La protesta
Auletta: «Il supermercato in Borgo Stretto strangola i piccoli commercianti»
Pisa
«L’apertura di un nuovo punto vendita della Pam nella centralissima Borgo Stretto è l’ennesimo insediamento delle catene della grande distribuzione in centro dopo quelle in via San Martino e in piazza Santa Caterina». Così Ciccio Auletta, consigliere di “Diritti in comune: Una città in comune-Rifondazione comunista-Pisa possibile”, interviene sulla prossima apertura del supermercato nel centro storico.
«Da sempre contestiamo questo modello economico del settore commerciale improntato a un’idea di consumo che provoca solo desertificazione del tessuto del piccolo commercio locale di prossimità e di qualità, che distrugge la qualità del lavoro e si basa su una gestione della filiera del cibo che strangola i piccoli produttori e ostacola lo sviluppo della filiera corta – prosegue Aueltta – . Tutto questo, poi, avviene dopo che l’emergenza Covid-19 ha ulteriormente messo in crisi il piccolo commercio mentre ha favorito enormi fatturati nella grande distribuzione. Attenzione, però: i Comuni possono contrastare la proliferazione di questo modello commerciale che distrugge le nostre città e impoverisce i loro abitanti. Il fatto è che si tratta come sempre di scelte politiche precise, riguardanti i precisi interessi che si vogliono difendere».
«Negli ultimi anni a Pisa con il centrosinistra sono nati come funghi scatoloni di cemento per la grande distribuzione, dall’Aurelia a Cisanello, accanto alle torri di Bulgarella; ora con la Lega, invece, si dà il via a nuove pesanti previsioni di aree commerciali a Porta a Mare, a Porta a Lucca, e persino dietro le mura in via Emanuele Filiberto – è l’accusa del consigliere –. Da sempre noi proponiamo politiche fiscali ed economiche a sostegno del commercio di prossimità in tutti i quartieri di Pisa, e uno stop alla proliferazione di punti vendita anche piccoli della grande distribuzione ovunque essi vengano proposti».
«Al contrario la Lega – conclude Auletta –, al di là dei proclami, sta seguendo una politica opposta che sta svuotando ulteriormente il centro storico con luoghi ad uso e consumo di turisti da spennare, dove precarietà e forme di lavoro non tutelate sono lo standard. Una politica che si accoppia molto bene a quella delle periferie dormitorio-centro commerciale. A tutto discapito di un commercio equo, sostenibile, di filiera corta, locale, che si integrerebbe invece con la qualità della vita e del lavoro». —
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