Muore a undici anni davanti ai genitori
Il ragazzino era in cura da tempo alla Stella Maris per una gravissima e rara malattia degenerativa
calambrone
Da otto anni Livorno li ha accolti come fratelli. Loro, che in Albania lavoravano per un’importantissima televisione nazionale, nel 2012 hanno deciso di trasferirsi in Italia (la lingua non è mai stata un problema, perché la parlavano già benissimo) per aiutare il loro figlio appena nato, Fabio Hoxha. Continui viaggi alla Stella Maris di Calambrone, al Meyer di Firenze e al Gaslini di Genova a causa «di una gravissima malattia rara e degenerativa – racconta il padre, Saimir Hoxha – la distrofia neuroassonale infantile. Per questo i medici di Tirana ci hanno consigliato di trasferirci all’estero, in Toscana in particolare, perché c’è un centro molto importante, la Stella Maris».
Purtroppo domenica pomeriggio Fabio non ce l’ha fatta. È morto a soli 11 anni a causa di una crisi respiratoria davanti ai suoi amati genitori Saimir e Keti Hoxha. La tragedia si è consumata attorno alle 15.30 del pomeriggio. Immediata la chiamata al 118 da parte di Saimir e Keti. I soccorritori hanno fatto il possibile per salvare il piccolo, trasportandolo direttamente nella shock room del pronto soccorso in condizioni disperate. Ma purtroppo, una volta in ospedale, dopo poco ha perso la vita. Gelando i suoi genitori e i tantissimi amici che la famiglia ha incontrato a Livorno, «persone stupende – racconta babbo Saimir – che ci hanno aiutato tantissimo, dandoci un affetto senza precedenti in modo del tutto disinteressato. Fabio si sentiva livornese e anche noi ci sentiamo parte integrante di questa città. È come se abitassimo a Tirana, grazie a tutta a Livorno. Vi amiamo».
La tragedia mette un luce una storia di integrazione magnifica. Saimir, che per la televisione albanese Top Channel lavorava come tecnico audio per i doppiaggi, ha trovato impiego alla Drass, fra le principali aziende della città: «Un’impresa orgoglio di Livorno – racconta – con commesse in tutto il mondo». Insieme alla moglie Keti si sono trasferiti in Italia solo per curarlo, visto che in Albania avevano entrambi un ottimo impiego e vivevano benissimo. «Dobbiamo ringraziare in primis la Fondazione Stella Maris, dove già prima di trasferirci in Italia venivamo abitualmente, ogni sei mesi, a Calambrone – racconta babbo Saimir – e anche i medici, gli infermieri, gli operatori socio-sanitari e tutto il personale del Gaslini di Genova». La famiglia Hoxha ringrazia anche «la sezione livornese dell’Unitalsi con cui nel 2013 sono andati a Lourdes e don Gino Franchi, l’ex parroco della parrocchia Madre Seton di piazza Giovanni Maria Lavagna. Stamani alle 10,30 l’ultimo saluto al cimitero della Misericordia a Livorno. —
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