Sicurezza
La moto, il fuoco e il corpo a terra «Era troppo tardi per aiutarlo...»
Il racconto di un testimone che ha assistito allo schianto «Volevo allontanarlo dalle fiamme, mi hanno fermato»
/ LIVORNO
Sono quasi le 10. E si alzano le fiamme. Una moto avvolta dal fuoco. «Lui era a due metri di distanza. Ancora più lontano c’era il casco. Ci siamo fermati tutti, i primi ad andargli vicino sono stati alcuni camionisti. Non si muoveva». Fi-Pi-Li. Una mattina come tante. Fatta di pendolari, di trasportatori, di auto, camion e scooter che mangiano l’asfalto. Direzione Firenze. All’altezza dell’uscita Interporto. Una moto sdraiata, le macchine che si fermano. Qualcuno non vuole guardare. Passano i minuti, prima dell’arrivo dell’ambulanza. «Ho visto il ragazzo, ho detto alle altre persone che erano lì con me che volevo spostarlo, allontanarlo dalla moto in fiamme. Era pericoloso». Simone Nieri ha 28 anni, è di Livorno, e la scena che ha visto ieri mattina è destinata a restare in un angolo della sua mente per sempre.
«La gente che era più vicina di me al punto dell’incidente mi ha risposto con uno sguardo. Ho capito tutto. Poi qualcuno mi ha detto che non c’erano rischi. Il ragazzo a terra era morto. Non rispondeva, non apriva gli occhi. Non c’era più». Sono quasi le 10. E Simone Petri, 22 anni, campioncino livornese di Mma, sport di combattimento dove il dolore non esiste e la paura è roba da perdenti, stavolta non riesce ad alzarsi. Il ring della vita gli ha giocato lo scherzo più duro e crudele. Lo ha strappato ai suoi sogni, alle giornate passate in palestra. «Sono arrivato sul luogo dell’incidente soltanto pochi minuti dopo lo scontro. Inizialmente pensavo che non fosse una cosa grave, o almeno speravo che fosse così», dice ancora il 28enne livornese testimone della tragedia. Stando a una prima ricostruzione effettuata dalla polizia stradale di Pisa, intervenuta sul posto, Simone – che pare si stesse recando a un colloquio di lavoro – aveva appena terminato una serie di sorpassi con la sua Yamaha R1-1000, quando, mentre stava superando un furgone, quest’ultimo ha iniziato a sua volta la manovra di sorpasso.
Il 22enne di Livorno non ha fatto in tempo a frenare. Ed è finito contro il mezzo. Uno scontro fatale. «Era a terra, quasi su un fianco. Aveva una maglietta grigia e un paio di pantaloni lunghi. Inizialmente – dice ancora Simone Nieri – non mi sono accorto che si trattava di un ragazzo giovane. Poi ho letto la notizia sul web e ho capito tutto». La lancetta dei minuti scorre, il traffico nel tratto della Fi-Pi-Li che accarezza Livorno è bloccato. Il fuoco cresce, e con lui la tristezza delle persone che si trovano vicino al corpo di Simone. C’è chi ha visto tutto in diretta. C’è chi ha sentito il rumore tremendo della moto che si infrange sulla lamiera del furgone. Sotto il sole d’agosto, sull’asfalto che brucia, c’è chi ha osservato da vicino gli ultimi attimi di vita di Simone.
«Tra le persone che sono scese per prime dall’auto ce ne erano alcune che avevano visto tutto in diretta. Sono state proprio loro a dire che non c’era niente da fare. Probabilmente – dice il testimone – vedendo lo scontro, si sono subito rese conto che il ragazzo è morto sul colpo». Arrivano i mezzi di soccorso, e poi anche la stradale. Il “morso” di FiPiLi teatro del dramma viene chiuso. «Appena sono arrivati, i volontari delle ambulanze hanno steso un telo sopra il corpo del ragazzo. Quella scena per me è stata la conferma di ciò che temevo», prosegue Nieri. Sono molti gli interrogativi che ruotano attorno allo scontro mortale. A cominciare dalla manovra di sorpasso del furgone contro cui si è schiantato il 22enne di Livorno. E poi c’è da capire se Simone si sia o meno avventurato in uno slalom pericoloso, in una serie di sorpassi ad alta velocità che ha finito per tradirlo. Domande a cui risponderanno i rilievi e le indagini delle forze dell’ordine. Di certo c’è un ragazzo nel pieno della sua giovinezza che vola in cielo.
«C’erano una quindicina di persone sulla strada. L’attesa dell’ambulanza è durata poco – spiega Simone Nieri –, ma quel tempo è sembrato infinito. Avevo paura ad avvicinarmi troppo, prima di tutto per le fiamme che avvolgevano la moto. Temevo uno scoppio, e sono rimasto a distanza. Ma ho visto tutto, a cominciare da quel corpo muscoloso sdraiato a terra. Noi che eravamo vicini a lui non ci siamo detti quasi niente, ci siamo solo guardati un po’ di volte, aspettando le ambulanze. I nostri sguardi si sono incrociati come a dirci che eravamo spettatori di una tragedia, e che ogni nostro tentativo di soccorso sarebbe stato inutile». Sono quasi le 10. Il traffico è in tilt. E la Fi-Pi-Li è ancora una volta terra di lacrime. Una Yamaha brucia. È quella di Simone. Che non c’è più. —
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