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La bellezza dall’alto ha le sue regole Ecco cosa serve per pilotare i droni

Danilo Renzullo
La bellezza dall’alto ha le sue regole Ecco cosa serve per pilotare i droni

Formazione specifica e autorizzazioni perché  il cielo è di tutti ma solo a determinate condizioni

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pisa

Una vista insolita. Inedita e spettacolare. Bellezze immortalate dall’alto, all’alba al tramonto o, comunque, illuminate dai giochi di luce che trasformano le foto in piccoli capolavori da incorniciare.

Da martedì prossimo e per le successive quattro settimane, ogni martedì, mercoledì, giovedì e venerdì i lettori del Tirreno riceveranno in omaggio con l’edizione cartacea di Pisa-Pontedera una foto dei luoghi più incantevoli della provincia. Piccoli borghi e città. Colline e spiagge, immortalate dall’obiettivo “volante” del fotoreporter del Tirreno Fabio Muzzi.

Sedici fotografie nell’ambito di un progetto che vuole portare nelle case di tutti i pisani le bellezze di una provincia che offre scorci unici e tesori architettonici immortali. Sedici scatti realizzati da Muzzi dall’uso sapiente del drone, lo strumento che negli ultimi anni ha rivoluzionato i mercati tecnologici trovando ampia applicazione in ogni settore.

I droni volano sempre più in alto scalando le classifiche degli oggetti più desiderati. Una corsa all’acquisto, alimentata dalla “tentazione” di regalarsi una vista diversa ed insolita dei luoghi che ci circondano, che spesso coincide con l’elusione di leggi, regolamenti e norme che disciplinano l’utilizzo degli “occhi” volanti. Secondo gli esperti il vero e proprio boom non si è ancora materializzato. L’ampia scelta e i prezzi per tutte le tasche sono però destinati a concretizzare presto un aumento esponenziale delle vendite dei droni, diventati uno degli oggetti quasi immancabili nella valigetta dei fotografi professionisti, ma anche il “capriccio” di tanti appassionati di foto, continuando ad alimentare lo sviluppo di un settore che trova applicazione in decine di comparti: dalla fotografia alla sanità, dal commercio all’industria pesante, dall’agricoltura alla logistica arrivando all’utilizzo per scopi militari o collegati alla sicurezza. Secondo l’ultima indagine dell’Osservatorio droni della School of management del Politecnico di Milano, istituto di ricerca nato con l’obiettivo di mettere a sistema le competenze del dipartimento di Ingegneria Gestionale e del dipartimento di Scienze e Tecnologie Aerospaziali del Politecnico di Milano per lo studio e il monitoraggio del settore dei droni, sono oltre 700 le imprese italiane della filiera professionale dei droni. L’86% sono operatori, aziende che offrono servizi a terzi utilizzando macchine proprie o a noleggio, il resto aziende utilizzatrici (principalmente dei media e della costruzione di grandi opere) che hanno chiesto un’autorizzazione all’Enac per svolgere attività con i droni.

Già, perché non basta entrare in possesso di un drone per sorvolare una città, una campagna o una spiaggia. Occorrono formazione ed autorizzazioni, senza le quali anche una foto “acchiappa-like” pubblicata sui social network può costare molto cara. Per pilotare un drone del peso maggiore di 249 grammi (quest’ultimi sottoposti comunque a rigide norme) è obbligatorio seguire un corso e conseguire il patentino di guida (quest’ultimo, per il “primo livello - operazione non critiche”, basta un corso online). Abilitazioni che spesso non sono sufficienti per effettuare liberamente qualsiasi attività. Infatti, gli spazi aerei sono divisi per categorie e zone.

Nel caso di Pisa, ad esempio, la presenza dell’aeroporto richiede un’autorizzazione della 46° Brigata Aerea e una dell’Enac e vi sono inoltre zone (l’area del carcere Don Bosco o quella di Piazza dei Miracoli) che sono “proibite” e necessitano di particolari autorizzazioni per essere sorvolate. Una rigida normativa (in corso di aggiornamento anche sulla scia di una regolamentazione europea) spesso aggirata dall’uso “abusivo”, talvolta inconsapevole al punto di non comprendere delle eventuali potenziali violazioni commesse, anche di carattere penale. Fenomeno che rischia di diventare una vera e propria emergenza al punto da spingere le autorità ad incrementare i controlli e a monitorare anche i social network per individuare i trasgressori che, spesso, rischiano di mettere in pericolo l’incolumità delle persone o l’integrità dei beni architettonici e storici e far scattare allerte di sicurezza pubblica. Clamoroso lo schianto di un drone contro la Torre Pendente che due anni fa rischiò di danneggiare il simbolo di Pisa nel mondo. Un sorvolo non autorizzato che terminò con l’incidente e la fuga del pilota “abusivo”: ennesimo episodio che mise in luce la necessità di un monitoraggio sempre più attento per tutelare un settore in via di sviluppo che, mediamente, cresce del 13% all’anno con un fatturato complessivo di varie centinaia di milioni di euro. — Danilo Renzullo

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