Il dolore
«Non dimentichiamo Alberto e Marta: il nuovo ponte è comunque una sconfitta»
Il mondo accademico e sanitario si stringe attorno alle famiglie delle due vittime del “Morandi” che lavoravano a Pisa
PISA. Una giornata di silenzio, guardando sì le immagini del nuovo ponte di Genova ma non dimenticando le vittime del crollo del 14 agosto 2018. Un ricordo che porta anche a Pisa e che coinvolge il mondo della sanità e della ricerca cittadina. Perché tra i 43 morti della tragedia del “Morandi” vi sono anche due giovani legati a doppio filo alla città, all’ospedale di Cisanello e all’Università. Due anni fa nel crollo del cavalcavia sull’A7 morirono Alberto Fanfani, medico anestetista che si stava specializzando a Pisa, e la fidanzata Marta Danisi, che proprio a Cisanello aveva cominciato a lavorare come infermiera. Ieri medici, docenti, colleghi e amici hanno vissuto una giornata dominata dal ricordo ma «rammentando che la ricostruzione in tempi record non può cancellare la morte di persone innocenti come Massimo e Marta», sottolinea Stefano Taddei, direttore della Scuola di specializzazione in Medicina interna.
I due fidanzati si erano innamorati qui a Pisa, all’ospedale di Cisanello. Alberto Fanfani, fiorentino di 33 anni, si era laureato in Medicina e chirurgia a Firenze e si era trasferito sotto la Torre dopo aver ottenuto il posto alla Scuola di specializzazione in Medicina interna. Marta Danisi era un’infermiera. Originaria della Sicilia, lavorava nell’ospedale di Cisanello fino a poco tempo prima della tragedia del “Morandi”. I due si erano conosciuti a Pisa e tutto lascia intendere che quel 14 agosto di due anni fa si trovavano sul ponte crollato perché stavano andando ad Alessandria dove l’infermiera era stata da poco trasferita. Durante quel viaggio il ponte cedette facendo precipitare il loro e altri 29 mezzi tra auto e furgoni, più tre tir. Un volo di 90 metri sul greto del torrente Polcevera e sui binari della ferrovia che ha tolto la vita ai due fidanzatini e ad altre 41 persone.
L'altro ieri l’inaugurazione, in tempi record, del nuovo viadotto autostradale. Un evento per un Paese in cui servono decenni per un’opera pubblica. «Il nuovo ponte non è una vittoria, ma una sconfitta per l’Italia – sottolinea Taddei –. Per noi non è un motivo di gioia, ma di tristezza. È un’opera che nasce da una tragedia. È una risposta tardiva a quel bisogno di sicurezza che doveva essere assicurato prima che le persone morissero. Anzi, la sensazione è che questo risultato in tempi così rapidi sia stato raggiunto solo in risposta al sacrificio delle vittime».
Per questo il mondo accademico e sanitario pisano ha ricordato Massimo e Marta con una serie di messaggi nelle chat interne, ma senza commemorazioni pubbliche. «È un modo per non dimenticare questi nostri figli – conclude Taddei –. Come deciso dalle famiglie delle vittime, anche una famiglia allargata come quella della sanità e università pisana non può che ricordare le sue due giovani vittime. Non dimentichiamo il dolore provato. Un nuovo ponte non può cancellare la morte di Alberto e Marta». —
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