Sicurezza
Rapinatore bloccato ed espulso 9 anni dopo il tentato omicidio
Il 39enne insieme a un complice minaccia un uomo che fugge e chiama il 113. Il tunisino era stato condannato per aver ridotto in fin di vita un altro pusher
PISA. Nove anni fa aveva ridotto in fin di vita un connazionale a Pisa ed era stato arrestato a casa della compagna a Vicopisano dopo una caccia all’uomo durata 104 ore. Un’aggressione feroce, in Darsena, nel sottopasso all’incrocio tra via Aurelia Sud e via Colombai, allo svincolo della superstrada, durante una lite per questioni di droga e in particolare per il controllo del mercato nella zona fra la stazione, piazza delle Vettovaglie e piazza Garibaldi. Una volta scontata la condanna a 8 anni, ha rapinato – insieme a un complice – un cingalese, che è riuscito a fuggire e a chiamare il 113. E stavolta per Said Guesmi, tunisino di 39 anni, è stata disposta l’espulsione dal territorio italiano, con i poliziotti della questura di Pisa che l’hanno portato nel centro di permanenza temporanea di Torino, da dove partirà per il suo paese di origine.
L'ASSALTO
L’altra sera Guesmi, insieme a un connazionale, ha tentato di rapinare un cittadino dello Sri Lanka, in centro a Pisa. Lo hanno seguito, minacciandolo con una bottiglia di vetro per farsi consegnare i soldi. Ma lui si è dato alla fuga, è riuscito a raggiungere la sua abitazione, mettendosi in salvo. Poi ha telefonato al 113, che ha inviato una volante in zona. E nel giro di pochi minuti, grazie alle indicazioni fornite dalla vittima, i poliziotti hanno rintracciato e bloccato i due tunisini. Nel corso degli accertamenti è emerso il grave episodio che aveva visto protagonista Guesmi nel 2011, con la condanna a 8 annni
BRUTALE AGGRESSIONE
A fine giugno di nove anni fa il tunisino aveva colpito ridotto il connazionale in fin di vita con sassate e bastonate in testa; una furia brutale fermata soltanto dall’arrivo di alcuni passanti. Said Guesmi era riuscito a fuggire, per poi finire in trappola a casa della compagna, che gli stava consegnando un cambio di abiti.
LA BOCCIATURA
Dopo la condanna, il tunisino aveva provato a farsi ridurre la pena con un ricorso contro la sentenza pronunciata dalla Corte d’Appello, chiedendo un nuovo processo perché a suo dire non si trattava di un tentato omicidio, ma di un reato ascrivibile alle lesioni personale al termine di una lite nata, sempre secondo la versione del condannato, come risposta a un gesto di scherno del connazionale, e quindi andava interpretata come legittima o eccesso colposo di legittima difesa con l’attenuante della provocazione. Tesi respinte anche dalla Suprema Corte.
ADDIO ALL'ITALIA
Ma evidentemente il carcere non gli è servito per provare a cambiare vita. Una volta espiata la pena, Guesmi è tornato a delinquere in centro, stavolta nelle vesti di rapinatore. E questa volta, oltre alla denuncia (scattata anche per il suo complice, che però è in libertà), ha ricevuto un biglietto di sola andata per la Tunisia. —
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