La protesta
Vetturini in crisi in epoca Covid: «A Pisa solo un quarto del lavoro»
La stagione è cominciata in ritardo e sotto la Torre si vedono pochi visitatori. Così gli otto operatori pisani di carrozze con cavalli temono per il loro futuro
PISA. Mr. Blackie, un cavallo nero come la pece, fa questo lavoro da 8 anni. Il suo vetturino, invece, ha la licenza dal 1988. Si chiama Massimiliano Bensi ed è uno degli 8 operatori che attualmente a Pisa hanno il permesso di effettuare i giri turistici in carrozza, trasportando i visitatori per le strade del centro cittadino. Un servizio ufficiale di piazza che affonda le sue radici nella storia di Pisa ma che domenica scorsa è stato duramente contestato da una manifestazione di animalisti andata in scena proprio sotto la Torre.
«Le nostre carrozze sono le tipiche vetture pisane che un tempo effettuavano un servizio di taxi», racconta il 51enne Massimiliano, l’ultimo di una generazione di vetturini. «Io ho ereditato la mia licenza da un vecchio vetturino, che a sua volta l’aveva ereditata da un altro vetturino prima di lui. In generale è un lavoro con più di 300 anni alle spalle e che a Pisa non si è mai estinto. Poi guidiamo carrozze originali, che risalgono al 1890. Questo non avviene sempre in altre città italiane, dove sono state adottate soluzioni moderne. Il nostro è un servizio folcloristico ed è un’aggiunta all’immagine della città. È qualcosa che si fa per passione».
Un lavoro che, come tante altre realtà basate sul turismo, ha subìto i contraccolpi dell’emergenza sanitaria. Su 8 vetturini soltanto 5 hanno scelto di tornare in piazza con i propri cavalli, in netto ritardo rispetto all’inizio di una normale stagione turistica e con un flusso di visitatori ridotto. «Noi finiamo di lavorare ad ottobre», continua Massimiliano mentre fa riposare il suo cavallo, «e riprendiamo l’attività all’incirca verso Pasqua. Quest’anno siamo stati fermi a causa dell’emergenza sanitaria fino ai primi di luglio, perché a giugno la piazza non consentiva un’attività sufficiente. Ho visto una ripresa soprattutto la scorsa settimana, ma 20 giorni lavorativi sono troppo pochi per affrontare tutte le spese. In generale il turismo è minimo e nemmeno troppo facoltoso, nel senso che ora i visitatori stanno più attenti a quello che spendono. Stiamo lavorando la metà della metà. In queste settimane arriva il turismo che va in vacanza sul litorale e dedica una giornata a visitare città d’arte come Pisa. A settembre, invece, si lavora con le navi da crociera, che quest’anno molto probabilmente non arriveranno», sottolinea Massimiliano.
Quindi una stagione che, partita in ritardo, è destinata a finire prima. «Quest’anno si mantengono a malapena i cavalli», conferma un altro vetturino. Molte cavalcature, raccontano, hanno vinto diverse gare e provengono dalle piste. Tanto che qualche proprietario viene ancora a trovare il proprio cavallo per vedere come sta. «Tutti i cavalli sono tenuti bene, effettuiamo controlli, le ferrature sono regolari. Diversi apprezzamenti ci sono arrivati anche da turisti intenditori e veterinari», spiega Massimiliano, che racconta i difficili mesi della chiusura: «Siamo tornati per mantenere non solo le nostre famiglie, ma anche i cavalli (ognuno di noi ne ha due e li cura personalmente). Io sono sempre andato avanti con le mie forze, ma avevo finito tutti i miei risparmi. Ho ricevuto gli aiuti dallo Stato e dal Comune, questi ultimi sotto forma di buoni pasto. È stato un grosso sostegno e ora si va avanti, anche se il futuro è incerto. Però sarebbe un segnale importante farci capire che hanno pensato anche a noi, dandoci magari un piccolo mantenimento per il cavallo nel periodo di allerta Covid. I mesi invernali non saranno semplici».
Per ora, però, si cerca di ripartire con le giornate estive: «Se in primavera gli avventori sono quasi tutti italiani, a luglio e agosto le provenienze sono un mix. Capita davvero di tutto», conclude Massimiliano. —
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