Il Tirreno

Pisa

Asciano, indagine “Gear” 

Allarme per i ladri, ma erano carabinieri

Sabrina Chiellini
Nella notte tra lunedì e martedì ad Asciano sono intervenuti i carabinieri
◗
Nella notte tra lunedì e martedì ad Asciano sono intervenuti i carabinieri

I militari stavano eseguendo un arresto nell’ambito di un’inchiesta calabrese legata al traffico di droga e armi

2 MINUTI DI LETTURA





ASCIANO. Vedono alcuni uomini con le torce che entrano in un giardino in piena notte. Pensano che siano ladri e chiamano la polizia. Non erano ladri ma i carabinieri della compagnia di Pisa e di Gioia Tauro che stavano dando esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per un’indagine tutta calabrese. È stato arrestato ad Asciano – dove era temporaneamente alloggiato – uno dei 14 indagati nell’ambito di un’inchiesta della Procura – direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Si tratta di Vincenzo Prochilo, 39 anni, che era arrivato a Pisa insieme ai genitori. La madre doveva fare un controllo medico all’ospedale di Cisanello e quando l’operazione ha avuto inizio i militari sono arrivati dalla Calabria per notificare al 39enne, che avrebbe un ruolo marginale nella vicenda, l’ordinanza di custodia cautelare.

Quattordici in tutto le persone che sono state arrestate tra Reggio Calabria, Teramo e Benevento dai Carabinieri del Comando provinciale di Reggio Calabria che hanno eseguito un’ordinanza di misure cautelari (12 in carcere e 2 agli arresti domiciliari) con l’accusa a vario titolo e in concorso di traffico ed associazione finalizzata al traffico illecito di sostanze stupefacenti o psicotrope, favoreggiamento personale di latitanti appartenenti alla’ndrangheta, detenzione e porto abusivo di armi da sparo comuni e da guerra. Gli arrestati, tutti originari della provincia di Reggio Calabria. Oltre a questi 14 componenti dell’organizzazione, altre sette persone sono indagate in stato di libertà. Secondo le accuse gli arrestati curavano la latitanza dei boss della’ndrangheta ma anche un indefinito numero di traffici di consistenti quantitativi di cocaina, marijuana, eroina ed hashish, oltre a custodire numerose armi da sparo comuni e da guerra. Armi tenute in modo clandestino, e che, secondo gli investigatori, andavano a rafforzare l’efficacia ed il potenziale delle altre aggregazioni criminali del “Mandamento Tirrenico” della provincia di Reggio Calabria. Facendo base nella cava di Gioia Tauro commerciavano ingenti quantitativi di droga, anche importati dall’estero da paesi come l’Albania, la Grecia, il Marocco, la Spagna e la Turchia per poi rivenderli in Italia, organizzandone l’occultamento, il trasporto e la cessione. Il traffico di droga, secondo gli investigatori, ha rappresentato un’importante fonte di guadagno illecito per gli indagati. L’arresto avvenuto in provincia di Pisa non è legato, è stato spiegato, al nostro territorio. La famiglia Prochilo era di passaggio. –

s. c.
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Sicurezza

Massa, tre rapine in due ore in centro: arrestati due giovanissimi

di Redazione Massa