Gioco
Salvadori e quell'amore per i mercati esploso durante una recita teatrale
“Vita da ambulante”, Il Tirreno e Confcommercio insieme: la storia di Antonio, 63 anni, dal 1983 punto di riferimento per l’abbigliamento femminile
PISA. Quando è il destino a farti incontrare il tuo lavoro. Un lavoro duro, che non conosce stagioni, ma in grado di coinvolgerti tutta la vita, e nonostante i tanti problemi, a strapparti ancora il sorriso e quella voglia di andare avanti, affinché il mercato possa continuare a vivere e ad essere quel motore in grado di accendere ancora la vita cittadina.
È racchiusa in queste parole la storia di Antonio Salvadori, 63 anni, marinese di nascita e cascinese di adozione. Una vita, la sua, dedicata esclusivamente al commercio ambulante, nel settore dell’abbigliamento da donna, compresa la maglieria. Prodotti di qualità che le tanti clienti di Antonio conoscono bene ed apprezzano. Iscritto alla Fiva Confcommercio di Pisa e con una partita Iva aperta nel lontano 1983, Salvadori fino ad un paio di anni fa lavorava insieme alla moglie Mina Saviozzi. Ed era con lei che ogni mattina Antonio si alzava di buon ora e raggiungeva i suoi mercati. «Mia moglie – racconta Salvadori – si è presa una pausa, ma è possibile che presto torni a farmi compagnia. La nostra è una vita dura e ogni tanto, essendo anche arrivati all’età della pensione, è giusto dedicarsi a qualcosa di più tranquillo. Mentre io proseguo nel mio cammino. In fondo senza questo lavoro, a contatto con i clienti e all’aria aperta non riesco proprio a stare, nonostante i tanti problemi che ai tempi d’oggi attanagliano la nostra categoria».
Eppure, questo lavoro, legato al commercio ambulante, per Antonio non è stata proprio una scelta decisa a tavolino. Fu il suocero, anch’egli commerciante ambulante, ad introdurlo nel settore, ma lo fece piano piano, tanto nel frattempo Antonio aveva cominciato a conoscere il mondo del lavoro in altri ambiti. «Per la verità – racconta Salvadori – non pensavo minimamente al mercato ambulante come scelta di vita lavorativa. Io mi sono diplomato al liceo nautico di Livorno e per qualche tempo ho perfino navigato. Poi, dopo il servizio militare, sono tornato a Pisa e dopo aver conosciuto mia moglie Mina, ho cominciato, inevitabilmente, a frequentare i mercati. Io al destino ci credo poco, però quando ero militare a Pavia nelle ore libere mi ero iscritto ad un corso di teatro. E fu durante una recita, estemporanea, che il regista mi chiese di vestire i panni di un venditore di stoffe ad un mercato. Un veggente? Chissà, una cosa è certa: io questa strada l’ho imboccata alcuni anni dopo il servizio militare e sono ancora qui a raccontarla».
Una vita complessa quella dell’operatore ambulante, ma che non ha mai scoraggiato Antonio Salvadori. «È un lavoro molto particolare, che non conosce soste e stagioni – continua – ma soprattutto ti deve piacere. Un mestiere, il nostro, che ti deve entrare dentro, che devi sentire parte di te. Ed io quella passione l’ho cominciata a provare già quando svolgevo un altro mestiere. Il sabato, in piazza San Paolo all’Orto, a Pisa, andavo a trovare mia moglie che all’epoca era la mia fidanzata e i suoi genitori che avevano anche loro un banco di abbigliamento. Il resto è una storia fatta di tanti sacrifici, ma anche di tantissime soddisfazioni, dove però i cambiamenti di questi ultimi anni hanno completamento stravolto il volto del mercato». Salvadori punta il dito sulla globalizzazione che ha travolto un po’ tutti i settori, compreso il commercio al dettaglio, e su di una tassazione troppo alta che non permette un guadagno proporzionato al sacrificio. «Noi operatori storici continuiamo a portate avanti il nostro lavoro – conclude Antonio Salvadori – ma un giovane che deve cominciare a farsi strada sul mercato come fa ad operare in queste condizioni? Una domanda che voglio rivolgere ai politici, sperando in una risposta e in un abbassamento delle aliquote fiscali». —
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