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Produzione industriale ed export, allarme rosso per la provincia di Pisa

La flessione ha percentuali peggiori di quelle regionali Patrizia Alma Pacini: «Forte squilibrio nella ripresa»

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pisa

La produzione industriale in calo, con percentuali - in provincia di Pisa - ancora più basse di quelle regionali. Segno meno sull’export che tiene un po’ più che altrove grazie a farmaceutico e ciclomotori. E un ulteriore segnale preoccupante, diretta conseguenza del lockdown: le ripercussioni negative dell’emergenza sanitaria sull’occupazione femminile.

Sono tre punti dell’analisi dell’andamento dell’economia pisana elaborata dall’Unione Industriali sulla base dei dati dei primi 4 mesi dell’anno.

«La Toscana ha avuto un pesante calo della produzione industriale dovuta al Covid-19 – dice la presidente Patrizia Alma Pacini –. Secondo dati Istat la nostra regione si attesta al penultimo posto con una diminuzione rispetto allo stesso quadrimestre del 2019 del 21,9%. In questo quadro regionale la nostra provincia si colloca ulteriormente sotto la media regionale con un -23,7%».

La Toscana, ricordano gli industriali pisani, ha iniziato ad accusare un calo della produzione anche prima della chiusura a causa della forte dipendenza dalle importazioni dalla Cina dei semilavorati. Per quanto riguarda le esportazioni, se escludiamo il valore dei metalli preziosi, tutta la Toscana registra un -5,7% (del primo trimestre 2020 sullo stesso trimestre del 2019), un dato molto significativo considerando che il vero impatto sulle esportazioni si manifesterà nel secondo trimestre. Anche nelle esportazioni il reparto moda è quello che ha risentito maggiormente, sia con i prodotti in pelle, rappresentato maggiormente sul nostro territorio, sia con i prodotti finiti. La provincia di Pisa riesce a compensare parzialmente il calo delle esportazioni del settore della moda grazie al settore dei ciclomotori e del farmaceutico, ma registra comunque una contrazione del 2,6%.

«La ripresa dell’attività economica continua a registrare un forte squilibrio nella nostra provincia – prosegue Pacini –, alcuni settori hanno lavorato sempre come il chimico farmaceutico, altri sono ripartiti, come parte della meccanica e la produzione per l’edilizia, mentre faticano ancora i settori legati direttamente al consumo».

La situazione a livello mondiale è ancora molto critica, in numerose aeree del mondo non sembra rallentare la diffusione del Covid-19, questo terrà ancora bassa per molto tempo la domanda estera. Questo implica che per far ripartire l’economia bisogna incentivare il consumo interno. L’impossibilità di muoversi e la paura di una economia più fragile porterà ad una propensione al risparmio e conseguentemente ad una diminuzione dei consumi che Irpet stima ad un 8,2%. «Inoltre – continua la presidente Pacini – l’utilizzo massiccio dello smartworking, anche post lockdown, sta riducendo molto la possibilità di far ripartire l’economia. Proprio per favorire nuovi modelli organizzativi, in particolare nelle piccole e medie imprese, idonei ad affrontare anche le sfide digitali, stiamo potenziando l’attività formativa rivolta a diffondere la responsabilità e la delega in azienda». «La chiusura delle scuole – conclude – poi ha impattato pesantemente sull’organizzazione familiare penalizzando in modo significativo le lavoratrici. È recentissimo, infatti, l’alert di Bankitalia sulle conseguenze negative della crisi sanitaria sull’occupazione femminile; è per questo che tentiamo di dare il nostro piccolo contributo con una scontistica dedicata al personale femminile sui corsi manageriali. È quanto abbiamo appena deciso nel nostro consiglio generale del 22 luglio che ha visto l’ingresso di Clara Ficili, managin director di Saint Gobain, e Roberto Naldi, ad di Toscana Aeroporti». —

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