Il dolore
Omicidio Corrado, il compagno chiede un giudizio rapido
san giuliano terme
Era prevedibile. Per adesso niente giudizio immediato per Graziano Zangari, 46 anni, muratore, per decenni residente a Saltocchio di Lucca e attualmente detenuto nel carcere di Castrovillari (Cosenza) con l’accusa di omicidio volontario (con l’aggravante del rapporto sentimentale-affettivo) di Chiara Corrado, 40 anni, di San Giuliano Terme. Il suo legale dopo che il gip aveva fissato anche l’udienza a luglio, ha contrapposto la richiesta di rito abbreviato. Un’istanza che, di fatto, blocca l’iniziativa del pm. Il magistrato di fronte all’evidenza della prova e alla custodia cautelare (i due requisiti essenziali per la richiesta del giudizio immediato) nei tempi tecnici previsti dal codice (entro 180 giorni) aveva chiesto al giudice delle indagini preliminari di saltare l’udienza gup, velocizzando i tempi processuali, per andare direttamente al dibattimento. Con quella mossa il legale ha fermato quel passaggio, dilatando i tempi in vista di un possibile sconto di un terzo della pena, in attesa del pronunciamento di legittimità della Corte Costituzionale per capire se può essere chiesto un rito alternativi (in questo caso l’abbreviato) nei confronti di imputati che si macchinato di reati che prevedono, tra le altre, come pena quella dell’ergastolo.
Chiara Corrado venne ammazzata nella notte tra il 26 e il 27 luglio 2019. E il suo assassino, Graziano Zangari, dopo aver commesso il femminicidio, dormì accanto al cadavere della compagna. Nella sua confessione l’autore sostiene che la sera del 26 luglio - rientrati nel box del cantiere da una cena in cui bevvero troppo e usarono cocaina - al culmine dell’ennesimo litigio colpì la donna, reagendo all’aggressione di lei, con una chiave utilizzata per il montaggio dei ponteggi procurandole una lesione alla parete temporale destra risultata mortale. Arma del delitto, poi lavata e rimessa al suo posto, successivamente ritrovata dai carabinieri vicino al box in un sacco con all’interno indumenti intimi appartenuti alla donna uccisa. Dopo il delitto Zangari avrebbe confessato di aver legato le mani della donna con una corda annodandole intorno al collo una fune e mettendola all’interno di un telo di plastica sigillato con nastro adesivo per trascinarla fuori dal container. Poi, dopo averla sistemarla nel cassone dell’autocarro della ditta, si sarebbe diretto verso la roulotte, a 5 chilometri dal cantiere lungo la Ferrovia, che aveva affittato a 100 euro al mese in un campo a Torre del Lago. —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google