Il dolore
Linea veloce per Firenze «Proposta forte da Pisa»
Filippeschi: progetto decisivo, sia inserito ora nei programmi per avere i fondi europei. Il territorio unito lo chieda a Giani
PISA
Ex sindaco Marco Filippeschi, si è riaperta la discussione sul potenziamento della linea ferroviaria Pisa-Firenze. Per lei è una priorità?
«Non c’è dubbio e per questo serve un investimento di dimensione nazionale sulla ferrovia che collega Livorno e Pisa a Firenze. Per portare i tempi a meno di 30 minuti. Va superato il conflitto irrisolto tra connessione all’alta velocità e servizio irrinunciabile per i pendolari di tante stazioni. Un assurdo storico, vista la domanda di mobilità, gli impatti ambientali e le tecnologie a disposizione».
Si può fare? A quali condizioni?
«L’opera dev’essere progettata ed entrare nei piani di investimento dei fondi europei che arriveranno a breve. Per questo è decisivo che sia nei programmi regionali 2020-2025. È interesse di tutti, non di parte. Dico al Pd e al centrosinistra: stiamo uniti su una proposta forte per Eugenio Giani».
Spieghi meglio perché per lei è una priorità...
«Perché l’alta velocità ferroviaria è e sarà sull’asse Roma-Firenze-Bologna-Milano. È un fatto che i territori serviti dall’alta velocità abbiano visto crescere il Pil del 7-8%. Se non ci connettiamo come si deve pagheremo un prezzo enorme di prospettiva. Vorrei sentirlo dire con forza dalle rappresentanze economiche, dai sindacati. E poi mica è solo un’esigenza della costa».
Perché dovrebbe convenire a Firenze?
«L’analisi dei big data dice che la vera area metropolitana è nel triangolo che ha vertici in Firenze, Livorno e Carrara. Pisa è l’hub naturale dell’area costiera, con il nodo ferroviario-aeroportuale ed i suoi grandi servizi, oggi pari a quelli di Firenze. Si deve ragionare in ottica regionale. Il cuore di questa metropoli diffusa sta sull’asse dell’Arno. Firenze non può fare da sola».
Ma quanto può costare l’investimento?
«Un miliardo di euro, dicono gli esperti. Un investimento importante, ma paragonabile ad uno di quelli che si stanno facendo, utilmente, a Firenze: alta velocità, tramvia, autostrada. È da fare. Altrimenti la Toscana resterà com’è: a due velocità».
L’aeroporto come entra nel ragionamento?
«La prospettiva del Galilei, è scritto anche nel Piano di sviluppo, dipende molto dalla qualità dei collegamenti ferroviari. Si dice che rischiamo la concorrenza di Bologna? Perciò serve un treno da 30 minuti, che sono meno dei 40 necessari per andare da Firenze a Bologna con il Frecciarossa».
Intanto il consigliere Mazzeo ha fatto proposte per stazione ed aeroporto...
«Prima viene l’investimento strategico. Quelle proposte stavano già nell’Accordo di programma per il People Mover. Purtroppo però gli impegni sono stati disattesi. Il gruppo Ferrovie non ha più investito. La Stazione Centrale è in condizioni indecenti. Qualcuno dovrebbe risponderne. Con la Lega al governo di Pisa è finita la vigilanza sull’attuazione di ogni intesa. Sconsiglierei di rivendere impegni già acquisiti. È stato fatto anche per l’investimento sul terminal del Galilei, deciso il 25 febbraio 2015 e non ancora iniziato. Così andiamo poco lontano».
Non crede di essere a livello di “libro dei sogni”?
«Rispondo così: cosa sarebbe Pisa se non si fosse investito sul primo calcolatore elettronico, la Cep? O in tempi più recenti sulla realizzazione dell’area del Cnr, sul nuovo ospedale di Cisanello, sul recupero di Calambrone, sul porto? Pisa è quello che è perché ha avuto una classe dirigente, non solo politica, non conformista, con grande visione e grandi obiettivi. Che si è fatta valere nel momento delle scelte». —
F.L.
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