Sicurezza
Mazzeo a Cerri: ripensaci «Fate voi un passo indietro»
Appello del consigliere regionale dopo le dimissioni del segretario provinciale La replica: non sono un passacarte, ma con le giuste condizioni posso dire di sì
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«Fabrizio, ritira le dimissioni. In questo momento non servono», è l’appello di Antonio Mazzeo, consigliere regionale. «Non sono un irresponsabile, se si tolgono di mezzo tutte le note questioni mi metto a disposizione», risponde Fabrizio Cerri, ormai ex segretario provinciale del Pd, ma forse quell’ex potrebbe essere rimosso. Ex renziani e zingarettiani, mazzeiani e nardiniani. Nel Pd pisano le dimissioni di Cerri hanno accelerato un confronto inevitabile. La formazione delle liste dei candidati per il consiglio regionale è il vero tavolo di confronto, a cominciare dalla scelta del capolista, tra l’alfiere degli ex renziani Mazzeo ed Alessandra Nardini, la zingarettiana che ha un posto che conta nel Pd nazionale. E la vicenda Cascina è diventata un mezzo per pesarsi.
«Mi sono dimesso perché in certe manovre, senza alcun rispetto per la figura del segretario provinciale, al di là della mia persona, ho visto la volontà di dimostrare da che parte sta lo scettro del comando», dice Cerri nella sede Pd di via Fratti, ricordando «di non aver sgomitato per essere qui: la mia elezione è avvenuta sul presupposto dell’unità e con l’obiettivo della costruzione. Invece si è tradito quel patto».
L’interregno di Cerri, se non ci saranno dietrofront, è stata finora una parentesi nelle diatribe interne al Pd mai sopite tra zingarettiani ed ex renziani, i primi con le nuove maggioranze uscite dai più recenti congressi, gli altri con i numeri dalla loro parte negli organi di partito.
Due gli episodi che, secondo Cerri, hanno dimostrato «l’intenzione di considerare il segretario un passacarte». Un primo episodio sono le dichiarazioni di Mario Iannella, segretario del circolo Pisanova, sull’autosufficienza del Pd a Cascina «mentre - riprende Cerri - sin dall’inizio del mio incarico mi sono impegnato per dialogare con Cascina Oltre, la lista di sinistra. Un’intromissione inaccettabile e suggerita da qualcuno». Secondo episodio una raccolta firme (presidente della Provincia, sindaci, consiglieri comunali) in calce ad una lettera per chiedere la convocazione della direzione provinciale sui temi della formazione della lista di candidati al consiglio regionale. «Una prima seduta era già stata convocata per il 29 giugno, ma è stata fatta volutamente questa forzatura. Un altro messaggio per me».
Non bastasse, si aggiungono le tensioni sui componenti della segreteria provinciale (che ancora non c’è), con il no di Cerri ad Iannella ed anche a Sergio Di Maio, sindaco di San Giuliano, come responsabile enti locali. «Un incarico inopportuno per un sindaco», ribatte Cerri. «La sfida delle regionali pone obiettivi decisivi per il territorio, a cominciare dalle questioni dell’aeroporto, della velocizzazione dei treni per Firenze e di tutto ciò che in generale deve contrastare il rischio subalternità e marginalità per Pisa. Voglio sentire da tutti i candidati dichiarazioni di questo tipo, serve un partito con la schiena dritta», aggiunge Cerri e anche questo ha tutte le sembianze di un messaggio per Mazzeo. Il quale puntualizza: «Ora il nostro partito ha bisogno di tutto tranne che di una lacerazione così forte, le persone sono alle prese con grandi difficoltà, non possono perdersi in queste cose».
«Ringrazio Cerri pubblicamente per la sua generosità e per la dignità che ha mostrato anche in questo passaggio - interviene Alessandra Nardini -. Non può più funzionare così il Pd, quella stagione è finita e la reazione di Cerri ci dice proprio questo». —
francesco loi
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