Il dolore
Nei “segreti” della Tenuta
L’approdo per chi arriva a San Rossore con il battello dalla città è a Cascine Nuove, una tra le aree sicuramente meno battute del Parco
PISA
L’approdo per chi arriva a San Rossore con il battello è a Cascine Nuove, tra le aree meno battute del parco. Si può così esplorare, con visite guidate o camminate in autonomia, la parte più meridionale della tenuta, un tempo riserva di caccia estesa per 4mila 800 ettari e, prima di arrivare alla Regione Toscana, passata tra le mani delle famiglie Medici, Lorena e Savoia, fino alla Presidenza della Repubblica. Ed è proprio questa sua vocazione che ha preservato la zona da edificazioni successive nel corso dei secoli. «Fa sorridere che l’area sia stata tutelata dai cacciatori», sottolinea Linda, una delle guide della Regione Toscana che si occupa delle visite e della didattica ambientale nel Parco. E infatti San Rossore è ancora popolata, tra gli altri, da daini, cinghiali, picchi (particolarmente ghiotti di pinoli) e pure da dromedari, un tempo chiamati “i cammelli pendenti” per la gobba simile alla Torre. I primi sono arrivati ad inizio Seicento come regalo alla famiglia Medici, visto che «possedere un animale esotico era un vero e proprio status symbol, come avere oggi la Ferrari», spiega Linda. Ora ce ne sono soltanto tre, donati successivamente, e partecipano attivamente alle raccolte dei rifiuti sulle dune vicino al mare, che verrebbero altrimenti rovinate.
Un tempo le stesse Cascine erano un terreno sabbioso, mentre ora i paesaggi sono vari: dalle zone umide si passa ad un terreno ondulato, eredità delle antiche dune, formatosi dall’ammasso di detriti portati dal fiume. Nelle zone rialzate, chiamate “tomboli”, la fanno da padrone i pini, impiantati tra il Sette-Ottocento per disperdere con un buon odore la malaria, ed i lecci. Ma San Rossore, che comprende anche le Cascine Vecchie e la Sterpaia, ha anche un bel po’ di storie da raccontare: dalle bonifiche dei Lorena fino agli aneddoti sui diversi presidenti italiani, tra cui Pertini, tra i più attenti alla tenuta. E il nome? «L’origine è incerta», spiega la guida. «Si pensa che derivi da San Lussorio, ma io preferisco un’altra versione: le parti più chiare dalle cortecce dei pini riflettono il sole al tramonto, colorandosi di rosso». Un intero mondo vegetale ed animale da scoprire, tra sentieri ed itinerari accessibili anche alle persone con disabilità.
Ma sono tanti i modi per scoprire il Parco: il battello è soltanto uno dei possibili tour. Tra le visite guidate, attivate dall’Ente Parco e gestite dal Centro Visite San Rossore in collaborazione con San Rossore in carrozza e con il maneggio Equitiamo, ci sono anche escursioni nelle pinete della tenuta, biciclettate e passeggiate in carrozza fino al mare, oppure visite tra gli animali della fattoria. Per ulteriori informazioni, chiamare il centro visite (050530101), dal lunedì al sabato dalle 9 alle 13, o visitare il sito dell’Ente Parco. —
s.v.
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