Il Tirreno

Pisa

Economia al palo 

Nessuna ripartenza tra le imprese, anzi: cassa integrazione per altri mille

Danilo Renzullo
Anche dopo la fase 2 l’economia in provincia di Pisa stenta a rimettersi in moto
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Anche dopo la fase 2 l’economia in provincia di Pisa stenta a rimettersi in moto

Salgono a quasi undicimila i lavoratori impiegati in provincia  per i quali sono stati chiesti gli ammortizzatori sociali

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PISA. La fase due ha rimesso in moto il sistema produttivo, ma l’impatto del lockdown, dell’emergenza sanitaria e della paralisi dei mercati internazionali continua a produrre effetti negativi sull’occupazione. La riapertura di negozi ed attività commerciali e la ripartenza delle industrie non ha fermato la corsa alla richiesta di ammortizzatori sociali.

Nell’ultimo mese si è allargata di oltre mille unità la platea di lavoratori per i quali è stata chiesta l’attivazione della cassa integrazione in deroga, lo strumento gestito dalle Regioni rispolverato dal governo, dopo l’abolizione decretata con l’entrata in vigore del Jobs Act, per assicurare un sostegno al reddito ai dipendenti di piccole aziende, a quelle che non hanno accesso a fondi integrativi o alle imprese che hanno esaurito il periodo di fruizione delle tutele ordinarie, ma soprattutto per offrire un sostegno al reddito anche per i lavoratori non coperti da altri ammortizzatori sociali.

Sale a 10.825 il numero di lavoratori impiegati tra Pisa e provincia per il quale è stata chiesta l’attivazione della cassa integrazione in deroga per un totale di oltre 2,2 milioni di ore. Dietro Firenze (27.709 lavoratori), quella pisana è la provincia toscana con la più alta richiesta di ricorso all’ammortizzatore sociale, al quale si aggiungono le altre svariate migliaia di domande di accesso alla cassa integrazione ordinaria, straordinaria e ai fondi integrativi. Richieste che vanno di pari passo alle criticità di piccole e medie imprese di riprendere i livelli di produzione pre-Covid, ma anche alle difficoltà di imporsi nuovamente sui mercati nazionali ed internazionali.

Le donne risultano le più colpite dalla crisi che da sanitaria rischia di trasformarsi anche in occupazionale: oltre il 60% delle richieste di cassa integrazione in deroga coinvolge lavoratrici, impiegate soprattutto nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio e nelle attività dei servizi di alloggio e di ristorazione. Nell’ultimo mese sono state presentate oltre 500 nuove domande di attivazione dell’ammortizzatore sociale. Per ogni lavoratore è stata chiesta in media la copertura di circa 25 giornate di lavoro full-time, due in meno rispetto al periodo di lockdown.

Nonostante le rassicurazioni dell’Inps (in Toscana l’Istituto di previdenza ha attivato una task-force di circa duecento addetti per far fronte al farraginoso iter previsto dal dispositivo e liquidare nel più breve tempo possibile tutte le richieste), secondo i sindacati sono ancora molti i lavoratori che attendono di ricevere gli assegni della cassa integrazione in deroga relativi ai mesi di marzo ed aprile, mentre risultano quasi tutte liquidate le richieste di cassa integrazione ordinaria attivate per il settore metalmeccanico (oltre 7.100 i lavoratori in provincia di Pisa ai quali, negli ultimi mesi, è stato accordato l’ammortizzatore sociale) e i sostegni al reddito chiesti per le varie migliaia di addetti del settore edile, le cui speranze di ripartenza sono legate soprattutto ai bonus per le ristrutturazioni e ai fondi europei per la realizzazione e la manutenzione delle infrastrutture.

«La ripartenza è per il momento solo sulla carta – è l’amaro commento di Dario Campera, segretario generale della Cisl di Pisa –. Per una vera ripresa, economica ed occupazionale, occorre mettere in campo politiche straordinarie perché le regole e le misure normali non possono funzionare in una fase emergenziale. Siamo in guerra e non possiamo attuare un’economia di pace. Occorre innanzitutto sburocratizzare gli iter per l’accesso ai sostegni economici per i lavoratori e le imprese, che stanno rallentando parecchio la concretizzazione di ogni tipo di aiuto, favorire e sviluppare un’economia sostenibile e circolare e prestare molta attenzione e fronteggiare le possibili infiltrazioni della malavita nei vari settori economici».

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