Il Tirreno

Pisa

la sentenza 

Atti persecutori con aggressione, sei anni di carcere per un 47enne

s.c.
Atti persecutori con aggressione, sei anni di carcere per un 47enne

Al dibattimento non ha retto l’accusa di tentato omicidio anche se l’uomo aveva afferrato la ex per il collo durante una lite in auto

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PISA

Non voleva uccidere la ex anche se in quei giorni, in cui le stava rendendo la vita impossibile, la aggredì afferrandola per il collo durante una lite avvenuta a Marina di Pisa. Il consulente nominato per valutare le lesioni sul collo della donna ha escluso che fossero compatibili con un tentativo di soffocamento, facendo così cadere l’accusa di tentato omicidio. Ma il 47enne, finito sotto processo con le gravi accuse e ancora in carcere, è stato condannato a sei anni di reclusione e al risarcimento dei danni alla parte civile con una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro (dovrà anche pagare le spese di costituzione della parte civile quantificate in 2.500 euro). Il pm, sommando vari reati contestati all’imputato, aveva chiesto una condanna a 10 anni. L’uomo era stato arrestato per gli atti persercutori che aveva messo in atto nei confronti della ex, sconfinati in un tentativo di violenza sessuale. Infine, c’era stata l’aggressione in auto nel settembre 2018 a Marina di Pisa, quando la donna era stata presa per il collo.

Lei d’istinto riuscì ad attaccarsi al clacson richiamando l’attenzione di alcuni passanti. Momenti di terrore anche perché poco prima, secondo le accuse, le aveva mostrato una pistola, facendole capire che avrebbe anche potuto sparare. Escluso il reato di tentato omicidio, l’uomo è stato riconosciuto colpevole degli atti persecutori e della detenzione abusiva di armi. Ieri la sentenza di primo grado del collegio del tribunale, presieduto da Beatrice Dani, a latere Maria Grazia Grieco e Elsa Iadaresta. Gli atti persecutori contro le ex assumono le forme di tragici rituali, spesso si somigliano tra di loro. Tant’è che la parte offesa al processo ha raccontato di pedinamenti, telefonate ossessive, richieste ripetitive. «Ricevevo sei, sette telefonate al giorno e almeno una sessantina di messaggi. Di notte si presentava a casa. Aveva un atteggiamento insistente che non mi permetteva di essere serena». Se la responsabilità penale dell’uomo è stata riconosciuta, per chiudere i conti con la paura invece alla vittima servirà molto tempo. –

s.c.

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