Sicurezza
san ranieri taumaturgo di pisa nei secoli
La Torre è un simbolo universale. Sempre. Anche in tempo di pandemia. Che dispiacere questa Luminara forzatamente ridotta, sicuramente cancellata nella sua espressione di festa popolare. Ma la Torre si è illuminata come sempre, svettando e rompendo il buio di una Piazza dei Miracoli che, di giorno, senza turisti, ricorda puntualmente le difficoltà di questa fase.
Pisa oggi celebra San Ranieri come può. Alle 18 ci sarà la consueta cerimonia che stavolta avrà luogo all’aperto nello spazio tra la Cattedrale e il Battistero, e alla quale potrà partecipare un massimo di mille persone.
Anche Palazzo Blu partecipa a suo modo alla ricorrenza e sarà aperto con orario 10-20 (per tutto il mese di giugno l’ingresso è libero). Anche la Tenuta di San Rossore si veste oggi a festa per il patrono con visite guidate, servizi di trenino e battello, street-food ed anche apertura dei cancelli della villa del Gombo.
«Stiamo con fatica e tra mille difficoltà “burocratiche” cercando di tornare indietro per proiettarci in un futuro più bello, convinti che nel recente passato si fosse progressivamente rinunciato alla vera essenza di questi momenti che rappresentano la storia, la gloria e l’identità di Pisa», è la posizione dell’assessore alle manifestazioni storiche Filippo Bedini. Che ricorda San Ranieri «taumaturgo, cioè operatore di prodigi». Tre gli episodi «nei quali il suo intervento è risultato decisivo per la salvezza della città: in uno, del 1256, avrebbe salvato la flotta pisana da sicuro naufragio di fronte a Messina; negli altri due ci avrebbe liberato dalla peste, prima nel 1365 e poi nel 1837. Oggi che ci troviamo coinvolti in una pandemia e siamo all’alba di una crisi economica e sociale la cui portata non è possibile prevedere, rivolgerci ancora una volta al nostro patrono è più necessario che mai. Ricordandoci di quel sonetto di Neri Tanfucio, in cui di San Ranieri si dice: “Delle grazie ne fa, lassamo andare / Gualda ‘n po’ vanti ori ciondoloni / ci ha ‘n della nicchia! E sai, nun dubitare / se glieli danno c’è le su’ ragioni”». —
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