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La Luminara in tempi di pandemia mantiene almeno in parte il suo fascino - Foto

Un'immagine della Luminara 2020 di Pisa (foto Muzzi)
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Un'immagine della Luminara 2020 di Pisa (foto Muzzi)

Pisa: qualche abitazione sui lungarni ha acceso dei lumini improvvisati, sprazzi di “biancheria” tra i palazzi Gambacorti, Mosca e Blu

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PISA. Una Luminara pandemica e soffusa, ma la figura del patrono San Ranieri assurge a protagonista della festa che negli anni si è forse troppo “arricchita” di eventi di intrattenimento, luci stroboscopiche e musica a tutto volume. È stata una Luminara spontanea, così come nacque quando ci fu la traslazione in Duomo dell’urna con le spoglie del patrono.

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Qualche abitazione sui lungarni ha acceso dei lumini improvvisati, ma senza la classica biancheria. I ristoranti hanno acceso i loro lumini così come Palazzo Blu è rimasto aperto gratuitamente fino alla mezzanotte sfoggiando la bella biancheria realizzata da Delio Gennai. Palazzo Mosca e Gambacorti, sedi del Comune di Pisa, erano illuminati, così come il Royal Victoria Hotel. Quel che poteva essere fatto, è stato fatto. La cattedrale ha raccolto in preghiera i fedeli e la Torre era magnificamente illuminata. La Torre è un simbolo universale. Sempre. Anche in tempo di pandemia. Si è illuminata come sempre, svettando e rompendo il buio di una Piazza dei Miracoli che, di giorno, senza turisti, ricorda puntualmente le difficoltà di questa fase.

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A commentare la tradizione degli eventi del Giugno Pisano alle prese con i limiti imposti dalle norme anticoronavirus è l’’assessore alle tradizioni storiche del Comune di Pisa, Filippo Bedini. “Da anno di sosta ad anno di svolta. Questo è il senso che come assessorato alle tradizioni storiche e identità pisana abbiamo voluto dare quest’anno al giugno. Un giugno che c’è e che è importante. Un giugno che non è virtuale, ma di riflessione sul passato, di approfondimento e di progettazione per il futuro. Un giugno che tutto considerato non si è fermato nemmeno nell’annus horribilis del coronavirus. Dal male della pandemia dobbiamo esser bravi a tirar fuori quello che di utile c’è nel potersi concentrare sull’essenza, anziché adoperarsi freneticamente per l’apparenza”.

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“Quando si è costretti a stare lontani da qualcuno o da qualcosa che amiamo – spiega l’assessore - è nel sentire la mancanza che si comprendono fino in fondo le ragioni di tale amore. Lo stesso deve essere per gli eventi del Giugno Pisano, e in particolare per la festa del Patrono: lo abbiamo detto in tutte le salse quale vuol essere il nostro indirizzo, e quest’anno che non l’abbiamo avuta, della Luminara cosa ci è mancato? Il caratteristico raccoglimento e il silenzio stupito di fronte alla meraviglia dei Palazzi che si specchiano con le luci dei “lampanini” sulle acque dell’Arno, oppure la confusione, i fasci di luci elettriche e il rumore di musiche fuori luogo e assordanti? Non occorre un sondaggio per conoscere l’orientamento dei pisani”.

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“San Ranieri, santo laico e beatificato “a furor di popolo” poco dopo la sua morte, come avviene per i grandi Santi, quest’anno va invocato anche per una delle sue più precipue caratteristiche, ovvero quella di taumaturgo, cioè operatore di prodigi – conclude l’assessore - Nella storia di Pisa si riconducono a San Ranieri tre episodi nei quali il suo intervento è risultato decisivo per la salvezza della città: in uno, del 1256, avrebbe salvato la flotta pisana da sicuro naufragio di fronte a Messina; negli altri due, ci avrebbe liberato dalla peste, prima nel 1365 e poi nel 1837. Oggi che ci troviamo coinvolti in una pandemia e siamo all’alba di una crisi economica e sociale la cui portata non è possibile prevedere, rivolgerci ancora una volta al nostro Patrono è più necessario che mai”.

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di Redazione web