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La denuncia di un lavoratore: «Bloccato dagli steward solo perché sono di colore»

Carlo Venturini
Ibrahima Dieng
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Ibrahima Dieng

Pisa: la denuncia del senegalese Ibrahima Dieng da 20 anni in Italia. "Ero uscito dal lavoro e due tipi con il giubbotto arancione non m’hanno fatto entrare in piazza"

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PISA. Lavoratore, in Italia da 20 anni e vicepresidente della comunità senegalese. Eppure è stato fermato senza spiegazioni dagli steward anti-malamovida lo scorso fine settimana all’ingresso di piazza delle Vettovaglie. Il fatto è accaduto a Ibrahima Dieng, molto noto in città non solo come storico meccanico di biciclette, ma perché si fece promotore assieme alla comunità senegalese, della donazione di mascherine all’amministrazione comunale rappresentata dalla vice sindaco Raffaella Bonsangue. Secondo Dieng, ciò che gli è capitato è «un vero atto discriminatorio».

«Esco alle 19.30 dopo una lunga giornata di lavoro – racconta Dieng – e mi dirigo in bici verso casa. Arrivo in piazza delle Vettovaglie per attraversare e vengo fermato da due persone con un giubbotto arancione su cui non c’è scritto nulla, e gli stessi mi dicono che non posso entrare. Mi intimano di non entrare e basta, senza offrirmi alcuna spiegazione». Dieng scende dalla bici e si mette da parte in attesa, pensando forse che fosse successo qualcosa nella piazza. Passa il tempo e si accorge che qualcosa non va: «Mi metto da parte e aspetto ma mentre io sono lì fermo immobile, vedo altre persone che passano senza essere fermate e senza dover dare alcuna motivazione. Totalmente indisturbate». La cosa non quadra a Dieng.

«Allora ritorno alla carica e cioè voglio che giustifichino il loro atteggiamento nei miei confronti – prosegue –. A questo punto non possono rimandarmi indietro, sarebbe troppo chiaro che lo fanno perché sono di colore e forse anche un po' sporco perché avevo appena finito il lavoro. Ma vorrei avere spiegazioni di questo loro comportamento». Quali spiegazioni hanno dato? «Nessuna. Non sono riusciti a darmele o non me le volevano dare», dice molto amareggiato Dieng. «Sono 20 anni che vivo in Italia, sono vicepresidente provinciale della comunità senegalese, vicepresidente dell’associazione “Unità Migranti”, sono inserito nel tessuto sociale e lavorativo della mia città, e veramente non mi capacito di quanto mi sia ancora accaduto». In effetti, a quell’ora e cioè alle 19.30 è difficile pensare che la piazza avesse già 200 persone dentro per l’aperitivo. Dieng, stando al suo racconto, inoltre, non doveva sostare nella piazza bensì doveva solo transitare in bici per raggiungere casa. «Quello nei miei confronti è stato solo un atto discriminatorio che mi ha provocato tanta rabbia e malumore». Dieng si è rivolto a Il Tirreno esponendosi pubblicamente: «Ho voluto raccontare questa brutta mia esperienza perché non si ripeta con altri e soprattutto perché queste persone che in piazza stanno facendo un lavoro di smistamento e di filtro tra chi entra ed esce, siano preparate a farlo bene, e cioè nel pieno rispetto della dignità di ciascuna persona».

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