Il Tirreno

Pisa

la ripartenza difficile 

I commercianti di Pisa rivogliono gli studenti e scrivono al rettore

Valentina Landucci
Il rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella
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Il rettore dell'Università di Pisa, Paolo Mancarella

Grassini (Confcommercio): "Va ripensata la scelta  di posticipare al 2021 tutte le lezioni in aula dell'Università"

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PISA. Affitti e locali, ma anche librerie, copisterie, negozi di biciclette e così via. Una filiera. La filiera dell’Università di Pisa che con l’emergenza Covid, lo stop alle lezioni e il trasferimento online della didattica, e quel che è peggio la prospettiva che la città torni a riempirsi dell’esercito dei sessantamila studenti dell’Ateneo solo nel 2021, è oggettivamente preoccupata. Perché l’Università virtuale non spende, non consuma, non ha bisogno di servizi. E gli affari cresciuti intorno all’Ateneo rischiano di scomparire.

Preoccupazioni che sono all’attenzione delle associazioni Confcommercio e Confesercenti: entrambe si sono rivolte al rettore dell’Ateneo pisano Paolo Mancarella. Entrambe chiedono che cambi idea: l’Ateneo deve ripartire con la presenza nelle aule e quindi in città degli studenti.

«Chiediamo al magnifico rettore di ripensare la scelta di posticipare al 2021 tutte le lezioni in aula dell'Università. Se così non fosse, gli effetti per l'economia pisana sarebbero ancora più disastrosi», si legge nella lettera che Confcommercio, a firma della presidente Federica Grassini, ha inviato a Mancarella. La decisione dell’Università «inevitabilmente prolunga e condanna l'economia pisana ad un lockdown a tempo indeterminato», scrive l’associazione . «Nessuno contesta ovviamente le esigenze di sicurezza, e gli imprenditori, insieme a medici e personale sanitario, sono stati i primi ad esserne consapevoli e ad agire di conseguenza – spiega Grassini –. Adesso però l'Università non può tirarsi indietro e fingere che il problema non esista». L’indotto a Pisa e dintorni legato all’Ateneo vale in termini di consumi «circa 200 milioni di euro, di cui oltre 50 in affitti, 30 milioni per generi alimentari, 8 milioni per bar, 5 milioni per librerie e così via», ricorda Grassini convinta che «la decisione di rinviare tutto al 2021 vada radicalmente modificata. Chiediamo al rettore un surplus di responsabilità verso una città e un territorio che all'università non hanno mai negato niente, in un quadro economico aggravato dal fatto che il turismo è totalmente azzerato».

«La dichiarazione del ministro dell’Università Gaetano Manfredi che parla di ripresa della didattica in aula da settembre ci fa tirare un sospiro di sollievo. A questo punto attendiamo che anche il rettore dell’Ateneo pisano modifichi il suo piano iniziale che prevedeva il ritorno degli studenti a gennaio», afferma sul tema Confesercenti con il presidente Luigi Micheletti, il responsabile centro storico Francesco Mezzolla ed il presidente del sindacato pubblici esercizi Fiepet Massimo Rutinelli. La categoria si rivolge ufficiale all’Ateneo pisano: «Parliamo a nome delle attività commerciali, dei pubblici esercizi, delle librerie e copisterie, fino alle agenzie immobiliari che hanno già subìto decine e decine di disdette di affitti per studenti. Pisa è legata a doppio filo alla sua Università – affermano i dirigenti dell’associazione – e in un momento di lenta, lentissima ripresa, non può fare a meno degli studenti. Questo non vuol dire certo mettere avanti l’economia alla sicurezza e alla salute, ma la possibilità del tutto evidente di farle convivere. L’Ateneo pisano ha tutte le carte in regola per organizzare una ripresa alla vita normale della sua didattica, facendo comunque convivere lezioni a distanza con quelle in presenza. Siamo convinti che il rettore ed il suo collegio accademico – è la conclusione di Micheletti, Mezzolla e Rutinelli – sapranno trovare le soluzioni migliori per la ripresa delle lezioni, magari allungando gli orari ed utilizzando più aule».

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