Khalil: solo incontri ufficiali e impegni scritti
L’imam risponde a Conti: sono stato invitato per un confronto informale e senza poter portare altri consiglieri della comunità
PISA
No ad incontri informali. E no anche ad accordi generici, bonari e fatti a voce. Dopo che la comunità islamica ha vinto il ricorso al Tar, la cui sentenza ristabilisce il diritto alla costruzione della moschea sul terreno di proprietà (dal 2012) della stessa comunità islamica, il Comune sembra ora voler scendere a patti con il presidente Mohammad Khalil, ma solo con lui. E questa cosa a Khalil non suona per niente bene: «Sono stato invitato dalla segreteria del sindaco ad un incontro informale con il primo cittadino, ma da solo. Ovvero senza i consiglieri della comunità islamica». L’oggetto dell’incontro è un po’ nebuloso, stando a quanto dice Khalil: «Vengo convocato perché noi dovremmo fare delle proposte. In realtà è il Comune a dover fare delle proposte. Le nostre proposte le abbiamo già fatte ed i nostri diritti sono stati ben chiariti dal Tar. Inoltre le eventuali proposte del Comune devono essere chiare, devono essere scritte con certezza anche sulla tempistica. Ma soprattutto queste iniziative di accordo devono essere rivolte alla comunità islamica ed io ho sempre operato con consiglieri della stessa che dunque dovrebbero essere presenti ad ogni tavolo vero di trattativa. Non posso essere convocato come fossi un privato e semplice cittadino, rappresentando una comunità di persone appartenenti a 26 nazioni distinte», continua Khalil.
La comunità islamica ha dalla sua la sentenza del Tar, che ha bocciato la variante urbanistica nella parte in cui cambiava la destinazione d’uso (da luogo di culto a verde pubblico e parcheggi) dell’area di proprietà della comunità islamico. Alla quale, asse centrale della sentenza, il Tar dà ragione in virtù di quanto sancito dall’articolo 8 della Costituzione («Tutte le confessioni religiose sono egualmente libere davanti alla legge»), ma anche l’art. 10 della carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (libertà di pensioni, di coscienza e di religione) e l’art. 9 della Convenzione per la salvaguardia dei Diritti dell’Uomo e delle Libertà fondamentali.
L’europarlamentare della Lega, Susanna Ceccardi, dai suoi canali social ha intanto ribadito la sua netta contrarietà alla moschea e soprattutto ha stigmatizzato che venga fatta proprio a Pisa. «L’europarlamentare non va contro la moschea - risponde Khalil -, ma va contro una sentenza del Tar, un tribunale italiano. Lei, la europarlamentare, non va contro la comunità islamica, va contro la Costituzione italiana. Si parta almeno dalle questioni di diritto riconosciutoci da una sentenza di un tribunale italiano e dalla stessa Costituzione italiana». La vicenda moschea sembra ancora lungi dall’essere risolta, ma non stando al Tar. —
Carlo Venturini
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