Sicurezza
«Il calo dei contagi è frutto dell’impegno di tutti»
Il primario e docente dell’Unipi avverte: «La fase 2 è pericolosa quanto la 1». Poi si discosta dalla “narrazione salvifica” sul plasma iperimmune
Pisa
«La fase due? Più pericolosa della fase 1. Serve rigore e scientificità. Non dobbiamo credere a narrazioni di terapie salvifiche». Francesco Menichetti non usa mezze misure sulla situazione attuale dell’emergenza Coronavirus e aggiunge: «Il calo dei contagi? È un risultato frutto del grande impegno e delle rinunce di tutti i cittadini».
Intervenuto con altri tre professori dell’Università di Pisa – Eleonora Da Pozzo di biochimica, Angelo Gemignani di psicobiologia e psicologia fisiologica, e Valentina Giuffra di storia della medicina – alla tavola rotonda “Tra disastri e sfide epocali: le pandemie e la costruzione del futuro”, inserita nel progetto “Pensiamo insieme il futuro” dell’Università di Pisa, Menichetti, docente di malattie infettive e, con il suo gruppo di ricerca, capofila nazionale degli studi sul plasma per curare il covid-19, analizza il momento che stiamo vivendo con uno sguardo al prossimo futuro alla luce di un cambio rotta della pandemia che «è il risultato del senso di responsabilità e della capacità di sacrificio non per improbabili mutazioni, indimostrate, o attenuazioni del virus».
Il futuro? «Lo stiamo disegnando noi. La fase due non è la fase di liberazione dal virus, di superamento. È la fase di convivenza con il Covid-19, ancora più pericolosa della precedente perché riprendiamo a uscire e a lavorare ma in presenza del virus. In questa nuova fase il rispetto delle regole, del distanziamento sociale, l’uso della mascherina, l’igiene delle mani e il comportamento intelligente sono ancora più importanti e determineranno le nostre giornate future».
Per Menichetti «non siamo stati in grado di far fronte al virus, così improvviso e concentrato per l’antinomia potenziale e pericolosa tra medici e ricercatori. Ecco che ci siamo trovati – chiarisce il professore – con poche evidenze scientifiche sulle terapie praticate. Da qui anche il rischio che alcune di queste vengano proposte dalla narrazione dei media come terapie salvifiche senza evidenza scientifica».
Proprio su questo, nel merito della plasma-terapia ribadisce «l’importanza di una metodologia rigorosa» e si discosta dalla “narrazione salvifica” che ha interessato in queste settimane la questione. «Il plasma iperimmune – spiega – quello dei convalescenti che hanno avuto la sfortuna di ammalarsi ma la fortuna di guarire dal Covid-19, può essere ricco di anticorpi neutralizzanti il virus e può – precisa – potrebbe, essere utilizzato in modo adeguato per apportare beneficio ad alcuni pazienti selezionati. La plasma-terapia che invece è salita alla ribalta in questi giorni ha bypassato la necessità di studi clinici controllati assurgendo a potenziale strumento clinico salvavita. Il nostro studio tsunami contro il covid-19 (qui entra in gioco il ruolo leader dell’Università di Pisa) promosso dall’Agenzia Italiana del Farmaco e dall’Istituto Superiore di Sanità, vuole con metodo scientifico rigoroso verificare l’efficacia dell’utilizzo del plasma iperimmune nei pazienti covid-19 e intende farlo con un gruppo di controllo. Solo così si riuscirà a verificare in modo incontrovertibile sicurezza ed efficacia».
Precisazioni anche sui vaccini «Ne servono tanti, sicuri ed efficaci. La ricerca italiana è avanti, ma potremmo contare sui vaccini a marzo-aprile del prossimo anno. La domanda sarà planetaria e probabilmente i candidati prioritari potrebbero essere gli over 70. C’è da dire che non daranno un’immunità naturale per tutta la vita – conclude –, ma per qualche mese, una o due stagioni. Sul virus c’è ancora tanto da lavorare e la qualità dell’Università di Pisa – capofila di due sperimentazioni – è riconosciuta e indiscussa. Mi sarei stupito del contrario» . —
Giulia Serni
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