Il Tirreno

Pisa

«Un leader naturale capace di rendere realtà le idee più visionarie»

Paolo Dario
«Un leader naturale capace di rendere realtà le idee più visionarie»

Paolo Dario, docente alla Scuola Sant’Anna: «Con la sua passione  ha trascinato tutta la scuola chirurgica e della bioingegneria pisana» 

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Credo che raramente una persona, uno studioso, un clinico, un maestro abbia onorato così profondamente Pisa, la città che lo ha accolto quando vi è giunto giovanissimo da Biella, la laurea conferitagli dall’Ateneo pisano e la formazione che ha ricevuto dalla Scuola superiore Sant’Anna. Franco Mosca, oltre a essere stato il grande chirurgo noto e apprezzato nel mondo, ha saputo aggiungere tocchi di profonda umanità al suo essere un medico e un ricercatore.

Non dimenticò mai le sue origini modeste, ed ebbe sempre parole di riconoscenza per l’istituzione (la Scuola superiore Sant’Anna) che riconobbe il suo talento e gli consentì di studiare. Non solo, agì sempre in modo da restituire in opere concrete le opportunità che aveva ricevuto. Ho conosciuto di persona e apprezzato tali qualità in 35 anni di amicizia e di stretta collaborazione scientifica in settori di frontiera, come quello della chirurgia robotica, delle protesi, e della bioingegneria per lo studio e lo sviluppo di soluzioni per le persone disabili. La curiosità per ogni nuova iniziativa, soprattutto quelle più originali e sfidanti, e la capacità di Franco Mosca di concepire idee innovative e di perseguirle con energia e tenacia sono state straordinarie.

Penso che uno dei tratti fondamentali che un professore universitario di vaglia dovrebbe possedere, insieme alle doti scientifiche e alle capacità di essere un buon educatore, sia la “leadership”. E Franco Mosca è stato un leader naturale e indiscusso, capace di trascinare col suo entusiasmo e la sua generosità colleghi, giovani studenti e personaggi di ogni estrazione e ruolo verso obiettivi sempre visionari, ma sempre concreti. La passione e il fervore con cui si gettava in nuove iniziative scientifiche, mediche, sociali, culturali - tanto più audaci fossero (per esempio, la creazione del Centro EndoCas per la chirurgia robotica o il Festival della Robotica) tanto più per lui affascinanti - e il suo impegno sono stati stupefacenti, soprattutto considerando l’assenza di interesse personale - un tratto che lo ha caratterizzato - e il suo profondo e sincero desiderio di contribuire con iniziative proiettate nel futuro alla crescita e allo sviluppo delle università e della città.

Sottolineo ancora questo aspetto di Mosca: la sua visione, il suo coraggio e la sua passione per l’avventura, scientifica e clinica. Questo fu il caso della chirurgia dei trapianti. Ma lo fu anche per la chirurgia endoscopica e poi robotica, alla fine degli anni ‘80 considerate da molti tecniche rischiose e prive di reali applicazioni cliniche, e che invece oggi - grazie soprattutto alla fiducia e al sostegno che dette loro da subito - sono punti di forza della scuola chirurgica e della bioingegneria pisane.

Infine, semmai ci fosse bisogno di ricordarlo, le qualità mediche e la disponibilità a dare una mano ad affrontare problemi di salute sempre e per tutti. Per chiunque ne avesse bisogno, Franco Mosca c’era. Senza mai sottovalutare nessun sintomo, con generosità, con profonda competenza e con la capacità di mobilitare tutti per risolvere, o comunque gestire come meglio fosse possibile, ogni problema. Franco Mosca mancherà anche per questo a tantissimi.

Ricordo spesso a me stesso alcune frasi dell’ultimo discorso di Baden-Powell agli esploratori: «Il vero modo di essere felici è quello di procurare la felicità agli altri. Cercate di lasciare questo mondo un po’ migliore di quanto non l’avete trovato». Credo che queste frasi sintetizzino bene lo spirito che lo ha animato nel suo percorso terreno.

È stato uno straordinario privilegio avere conosciuto così da vicino ed essere stato collega e amico di una persona come Franco Mosca. –

Paolo Dario

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