Il Tirreno

Pisa

«È stato un uomo del fare che non si arrendeva davanti all’impossibile»

Andrea bocelli
«È stato un uomo del fare che non si arrendeva davanti all’impossibile»

Il tenore Andrea Bocelli: «Le cure amorevoli al mio babbo mi hanno concesso l’onore di conoscere il suo spessore umano e professionale» 

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Caro professor Mosca, carissimo Amico. La lettera che le ho scritto appena due giorni fa - sgomento e incredulo, saputo del suo stato di salute precipitato - le sue figlie gliel’hanno sussurrata all’orecchio, mentre già stava riposando profondamente. Come loro stesse mi hanno poi detto, il mio messaggio siamo certi l’abbia comunque ascoltato, perché le parole d’amore si sentono, anche solo col cuore.

Ora avverto il bisogno di scriverle ancora, per l’ultima volta, forse perché non l’ho salutata di persona con un abbraccio, come avrei voluto. Eppure, adesso che lei è in un altrove sideralmente lontano, avverto di poterle parlare come fosse qui accanto.

Non me la sento di farle il torto d’esser prolisso, a lei che è sempre stato un uomo del fare, poco incline ai proclami e sempre pronto ad agire. Anche perché le cose da dire, quelle importanti, caro professore, in fondo son poche: grazie, per ciò che ha fatto ed è stato, per il bene che ha fatto e voluto. Per la stima e l’affetto che abbiamo, silenziosamente ma intensamente, con inestinguibile ammirazione, ricambiato, nei confronti dello scienziato e dell’uomo.

Là, dove avrà già raggiunto tra gli altri il mio babbo, che lei stesso aveva amorevolmente curato (e fu in quell’occasione che ebbi l’onore di conoscerla, comprendendone lo spessore professionale e morale), là potrà finalmente riposare. Perché qui sulla terra, anche negli ultimi anni, la vita per lei seguitava a essere una sala operatoria, dove appunto operare, per il bene degli altri, sempre subito e senza perdere tempo (perché il tempo, quando usato per soccorrere, per aiutare, è sempre prezioso).

Quella d’essere utili agli altri è un’arte che non prevede pensione. E, lo confesso, ci eravamo forse troppo ben abituati, dando per scontato il privilegio di godere dell’amicizia e della disponibilità di un luminare di fama mondiale, pronto a donare il proprio consiglio, a dare il proprio impagabile contributo, a muovere mari e monti per fare accadere le cose, per risolvere, per mutare in possibile ciò che sembrava impossibile.

Oggi, caro professore, siamo improvvisamente più soli. Restano le grandi cose che ha fatto, l’eredità degli studi del luminare, i traguardi medici che ha per primo solcato, oltre a quel magnifico gesto d’amore che è Arpa, la fondazione di cui immeritatamente mi ha voluto presidente onorario.

Attraverso di lei, quasi vent’anni fa, per la prima volta mi sono avvicinato in modo concreto e strutturato alla filantropia, comprendendone le potenzialità (e che il bene può essere esponenzialmente moltiplicato, quando ben progettato ed articolato). Insieme, abbiamo in tal senso percorso tante avventure, tante nobili e opportune campagne. E con la medesima generosità, caro professore, lei è stato un punto di riferimento fondamentale anche per Abf, per ogni progetto scientifico e sanitario che ha la fondazione che porta il mio nome ha intrapreso.

In questi casi, quando un personaggio di simile caratura viene a mancare, si suol dire che vivrà, nelle sue opere. Ciò, nel suo caso, è ancora più vero, caro professor Mosca, carissimo Amico. Ci impegneremo tutti, ciascuno nell’ambito che gli è più affine, affinché ciò accada. E però, mi lasci dire quanto siamo tristi, nel doverla salutare. Lei lo sa, siamo in tantissimi (compresi mia moglie Veronica ed io, i miei figli, ed anche Stefano Aversa, Laura Biancalani e tutto il team di Abf) a sentirci più soli, a piangere la sua assenza terrena, l’autorevolezza e la gentilezza di un grandissimo medico e di un grandissimo uomo. –

Andrea bocelli

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