Il Tirreno

Pisa

Con scienza e umanità ha insegnato che “ciò che conta nasce dal dolore”

Guido Guastalla

Guido Guastalla, gallerista e profondo conoscitore dell’arte, ricorda l’amico diventato il medico capace di fargli superare la malattia 

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l’amico e paziente

Quando ho appreso la notizia della scomparsa di un caro amico, il professor Franco Mosca, ho stentato a crederci. Poi purtroppo il sito web de Il Tirreno mi ha costretto a prenderne atto.

Lo conoscevo da tempo. Amico di amici del Sant’Anna, come Alberto Mazzoni, giurista di fama internazionale, ma non ebbi modo di frequentarlo assiduamente se non durante e dopo il mio ricovero nel reparto di chirurgia generale dell’Università di Pisa.

Piemontese di Biella, di famiglia di agricoltori (conservava sempre una grande passione per la coltivazione, le piante da frutto, gli innesti che mostrava con orgoglio nel giardino della sua bella casa di Campo), cortese e gentile per natura, era dotato di una volontà di ferro, che lo aveva portato ad eccellere nel settore della chirurgia generale e della innovazione nel settore dei trapianti di organi, in cui Pisa è diventata una eccellenza nel mondo. Andato in pensione, rimase nel reparto come professore emerito con l’indiscussa autorità del maestro. Aveva progressivamente selezionato i suoi collaboratori, inviandoli in particolare in America a specializzarsi nelle tecnologie più avanzate della robotica. L’équipe che aveva creato era ed è una macchina perfetta con una capacità di curare il malato sul piano non solo fisico ma anche umano.

Franco Mosca univa in sé queste doti in sommo grado.

La malattia rappresenta un momento indimenticabile per chiunque. Quando mi fu diagnosticato un tumore al colon mi ricevette nel suo studio al mezzogiorno. Dopo un’ora e mezzo di conversazione chiamò Luca Morelli, professore che aveva scelto come suo successore per presentarmelo. Con molta semplicità mi chiese di trasferirmi al piano terra per farmi personalmente e da solo l’ecografia addominale.

Ritornati nel suo studio, capii di che cosa realmente si trattasse. Mi rassicurò, mi disse che potevo andare a San Marino e Bologna per delle conferenze e incontri di lavoro e che dopo una settimana, fatti tutti gli esami, sarei stato operato. Mi regalò con dedica un libro di Antonio Cassese, ex alunno del Sant’Anna, “Kafka è stato con me tutta la vita”, il cui primo capitolo si intitola “Tutto ciò che conta nasce dal dolore”, libro che da quel momento mi accompagna nella mia vita. L’operazione riuscì con una perfetta e quasi miracolosa guarigione. Ma di quel periodo ricordo con grande piacere sia l’assistenza umana e animata da profondo spirito etico e religioso del professor Morelli, sia le conversazioni che dalle 14 alle 16 facevo con Franco, sorseggiando un caffè, nel suo studio parlando di arte, musica, cultura in genere.

Credo che il ricordo del dolore possa essere elaborato senza traumi se la medicina ritornerà ad essere umanistica e animata da spirito religioso: così come la intendeva Franco Mosca, un grande medico ma sopratutto un grande uomo e amico che mi ha fatto capire cosa significhi: “Tutto ciò che conta nasce dal dolore”. –

Guido Guastalla

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