Il Tirreno

Pisa

dalla parte dei malati 

Un medico ma anche un amico «Non ci ha mai lasciato soli»

Danilo renzullo
Un medico ma anche un amico «Non ci ha mai lasciato soli»

L’umanità e la gentilezza dell’uomo e del professionista nelle parole  dei pazienti e dei familiari dei pazienti che ha seguito negli anni 

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pisa

Gentilezza, umanità, innovazione. Per tanti il Professore si era trasformato in un amico. Reale o ideale. Capace con il bisturi di donare una seconda vita e con la sua personalità di accompagnare il paziente a riscoprire la luce in fondo ad un tunnel fatto di sofferenze ed incertezze. Schietto e sincero. Se la tecnica e l’innovazione scientifica hanno alimentato il “mito” del luminare della chirurgia, le doti umane hanno trasmesso quel sentimento fraterno in cui si sono rispecchiate centinaia e centinaia di persone.

«Ha seguito mio marito in tutte le fasi della malattia con grande umanità e professionalità», ricorda Marna Carpita, vedova di Gino Nunes, l’ex vicesindaco di Pisa, presidente della Provincia e consigliere regionale scomparso sette anni fa. «Era un sabato mattina quando, dopo forti dolori, iniziammo la fase diagnostica che portò alla scoperta di un tumore devastante - ricostruisce -. Da quel momento, il professor Mosca lo ha tenuto nella sua clinica e seguito passo dopo passo. Ogni giorno andava da lui per parlare di politica, di carte e dei tanti personaggi che hanno attraversato la vita politica pisana». Insieme, Mosca e Nunes, sono stati ogni ognuno per le proprie competenze i fautori del primo trapianto di fegato a Pisa. Compagni di corso all’Università, le loro vite si sono incrociate fino all’ultimo, quando l’ex presidente della Provincia ha affidato alle competenze di Mosca i suoi ultimi mesi. «Non eravamo amici di frequentazione - prosegue Carpita -, ma anche dopo la morte di mio marito il professor Mosca mi ha seguita nella fase della cosiddetta elaborazione del lutto, che dopo sette anni non ho ancora digerito. Una persona speciale, un uomo tutto d’un pezzo».

Umanità unita alle competenze scientifiche. Che hanno impegnato gli ultimi anni del professor Mosca nella concretizzazione di una missione dal duplice scopo: formare medici in tutto il mondo per estendere il più possibile le conoscenze in ambito medico e tecnologico raggiunte dalla sua Scuola e supportare i progetti medici e la formazione del personale medico dei Paesi del Terzo Mondo con l’obiettivo di contribuire a spargere i semi del riscatto sociale ed economico delle popolazioni più povere. «Ha messo mio marito nelle condizioni di fare una vita normale e di avere una morte dignitosa», ricorda l’ex assessore allo sport Ida Niccolini, vedova dell’avvocato Arnaldo Massei. «Nella clinica del Professore abbiamo trovato una grande umanità e una competenza straordinaria nelle cure - prosegue -. Era anche una figura di grande conforto: riusciva a trasmettere quel senso di tranquillità che per una persona sofferente è fondamentale e spesso determinante. Quella della sua morte è una notizia che mi ha scosso. Spero che in qualche modo si riescano a portare avanti e a concretizzare le idee che aveva». «Grazie a lui e alla sua equipe sono ancora vivo - è il commovente ricordo di Roberto Cerri, titolare di Desio e Robè -. Ho trovato in lui un fratello e un amico. Una persona di straordinaria umanità, sempre pronto ad aiutare chi ne aveva bisogno, anche se solo con una parola di conforto. Una persona che ha dato tutto quello che poteva che merita l’attenzione e il ricordo di tutti». —

Danilo renzullo

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