«Trasmetteva serenità e fiducia, come un padre»
pisa
Nei corsi di medicina non insegnano quali siano le parole che trasmettono serenità e calma ai propri pazienti nelle situazioni più difficili, come può essere fronteggiare una grave malattia in una stanza d’ospedale. È un dono, quello dell’umanità e della gentilezza, raro da trovare, soprattutto se abbinato ad una conoscenza eccezionale. Questo era il professor Franco Mosca nella memoria dei suoi pazienti: un grande uomo, prima che un luminare della chirurgia. E proprio per ciò «capace di guardare agli altri non come a casi clinici da risolvere, ma come persone con la P maiuscola». Così ricorda il professore Elena Gozzoli, che nel 1989, all’età di 26 anni, fu operata dal dottor Mosca al Santa Chiara di Pisa per un grosso intervento all’intestino. «Mi chiamava la sua piccolina», racconta Elena, che ora ha 57 anni e, proprio grazie al dottore, non solo è sopravvissuta all’operazione, ma è riuscita ad evitare l’uso del sacchetto. «Avevo sentito diversi pareri e mi ero sottoposta a tantissime analisi, ma tutti i medici erano concordi che dopo l’intervento avrei dovuto utilizzare il sacchetto, visto che era il protocollo. Quando mi parlarono del professor Mosca, già famoso per la sua bravura, decisi di andare da lui, con un po’ di soggezione. Ma, appena entrai nel suo studio, mi accolse con un sorriso. Mi colpì veramente: non era uno di quei grandi chirurghi che usano tante frasi pompose. Disse poche parole, spiegandomi che al 99% non c’era bisogno del sacchetto, anche se l’ultima decisione poteva prenderla solo dopo l’operazione. Ma soprattutto mi disse “Stai tranquilla, ci penso io”, e già mi sembrò tutto diverso. Era un chirurgo capace di trasmettere serenità e fiducia, con lui ti sentivi al sicuro e sapevi che sarebbe andata bene». E in effetti il sacchetto non fu necessario: «Mi ha regalato una vita rispettabile, senza eccessivi disagi. Ogni giorno veniva a vedere come stavo, come con gli altri pazienti. Mi ha sempre trattato come una figlia e per me è stato come un babbo, un amico, una persona di famiglia», ricorda con commozione Elena, che dall’89 ha sempre mantenuto i contatti con il professore: «Fino ad ora, c’è sempre stato, mi raccomandava sempre i controlli da fare. Quando avevo bisogno, mi ha sempre accolto a braccia aperte, non mi ha mai detto “aspetta”. E ha aiutato non solo me, ma anche la mia famiglia: grazie a un suo consiglio, nel 2015 mio padre fu operato con successo a Cisanello con la chirurgia robotica». Un chirurgo all’avanguardia, che guardava sempre lontano, ma soprattutto un uomo che non dimenticava mai di sorridere ai suoi pazienti: «Dicevo sempre al professore che avrebbe potuto fare anche lo psicologo», ricorda Elena. «Era gentile, umano, sensibile, schietto, genuino, sereno, oltre che preparato e competente. E, nonostante la sua bravura, era anche umile. Poteva rendere chiara anche la cosa più complessa». —
Sara Venchiarutti
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