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Pisa

In 20 salgono sulla Torre: così il cuore della città ha ricominciato a battere

Giuseppe Boi
In 20 salgono sulla Torre: così il cuore della città ha ricominciato a battere

Il Campanile riapre e fa ripartire la speranza: due giorni fa le prenotazioni erano 15, ma già la mattina era stato superato grazie ai pisani, toscani e anche due stranieri 

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Giuseppe Boi / Pisa

La grande bellezza diventa grande speranza. E il destino ha voluto che avesse il volto di una bambina di 10 anni. Matilde Fiaschi, accompagnata dal padre Roberto, è stata la prima a salire i 294 gradini della Torre pendente, riaperta ieri al pubblico dopo 83 giorni di chiusura per l’emergenza coronavirus. Un nuovo inizio a cui si collegano altri due numeri: 20 e 60. Il primo è quello delle persone che in una mattina hanno scalato la Torre come Matilde. Il secondo è il totale dei biglietti staccati per gli altri monumenti e musei di piazza dei Miracoli. Pochissimi, rispetto a quelli del mondo pre covid, ma più di quelli attesi. Due giorni fa le prenotazioni per la giornata erano appena 15 e ogni singolo tagliando staccato in più ieri rappresenta un battito di ritorno alla vita per il cuore della città.

«È un momento storico, paragonabile alla riapertura del 2001, dopo gli 11 anni di chiusura del Campanile per i lavori di salvataggio», ha commentato il presidente dell’Opera primaziale pisana Pierfrancesco Pacini alle 10 mentre il custode riapriva il portone d’ingresso al Campanile. «È un giorno importante – ha aggiunto – perché con la riapertura aiutiamo il territorio a ripartire. Riaprire i musei e l’arte al pubblico è un messaggio di speranza che vogliamo lanciare al mondo proprio da qui, dalla Piazza che rappresenta la Bellezza, quella bellezza che salverà il mondo, come recita la campagna con cui ci rivolgiamo al pubblico di tutto il mondo per riportare turisti e visitatori in questo luogo unico».

A Matilde, come già scritto, è spettato il compito di inaugurare questo nuovo capitolo della città. E al fatto che questo sguardo verso il futuro sia affidato a una bambina si aggiunge il fatto che è una pisana doc. Come lei sono di Pisa anche Maurizio Gazzani, che indossa una mascherina con i colori e la croce simbolo della città, e Guido che sottolinea: «Sono qui perché Pisa ha bisogno di ripartire». E fa sperare in una ripartenza anche il fatto che insieme a loro abbiano visitato la torre una signora di Firenze, che non ha voluto dirci il nome, e una famiglia di Casentino: padre, madre e la piccola Aurora Meazzini, 9 anni, che hanno approfittato del ponte del 2 giugno per visitare con il loro camper non solo Pisa ma il anche il resto del territorio.

Un segnale di quello che sarà il futuro del turismo pisano? Forse, ma non è detto. Il fascino di piazza dei Miracoli e dei suoi monumenti sono rimasti immutati agli occhi degli stranieri. Lo dimostra il fatto che nel primo gruppo a scalare la Torre riaperta ci fossero una coppia di americani: il direttore della base di Camp Darby, Robert Chartier, e la moglie. Sono arrivati in Italia pochi giorni prima dell’inizio del lockdown, in questi mesi hanno atteso di poter visitare le bellezze della città e hanno colto al volo l’occasione di salire sulla Torre pendente.

Un ulteriore segnale di speranza anche per le attività commerciali della piazza. «In questi giorni – ha concluso Pacini – ho visto bar e ristoranti della zona che hanno deciso di riaprire anche se qui i flussi turistici sono azzerati. Il nostro bilancio subirà perdite pesanti, ma abbiamo voluto inviare un segnale che è già stato raccolto dagli operatori cittadini». —

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