Gioco
Stop alle bevande da asporto dalle 18 «Ma non in tutto il centro storico»
Oggi la firma dell’ordinanza mentre Confcommercio chiede l’applicazione anti-assembramenti solo in zone delimitate
PISA
Attesa per oggi la firma della nuova ordinanza sindacale sul fronte della movida in tempi di Covid-19. Il nuovo provvedimento firmato dal sindaco Michele Conti prevede lo stop alla vendita di bevande da asporto a partire dalle 18 e fino alla chiusura dei locali stabilita per la mezzanotte. L’ordinanza entrerà in vigore da domani. In questo modo, di fatto, verrà introdotto l’obbligo (dalle 18) di consumare bevande, alcoliche e non alcoliche, esclusivamente seduti di fronte ai locali. Una mossa, anche questa, per cercare di rendere più ordinata la movida post-lockdown. Una scelta simile a quella fatta dal sindaco Sala a Milano.
L’ordinanza dovrebbe essere valida per tutto il centro storico, non per i quartieri periferici ed il litorale dove con gli spazi ampi è più difficile il rischio assembramenti. Allo studio anche soluzioni per facilitare l’occupazione di suolo pubblico da parte dei locali.
«Se si tratta di vietare l’asporto in tutto il centro storico proprio non siamo d’accordo. Anche perché un conto è affrontare il rischio degli assembramenti in determinate zone specifiche e ben delimitate, un conto è stravolgere la vita di tutti gli esercizi commerciali della città», dice direttore di Confcommercio Pisa, Federico Pieragnoli. «Noi rivendichiamo il diritto al divertimento sano e consapevole che rappresenta un importante settore economico dello stile di vita italiano - aggiunge il direttore di Confcommercio -. Detto questo, riteniamo profondamente sbagliato far ricadere solo ed esclusivamente sugli imprenditori il peso della sicurezza in una città come Pisa e non è accettabile quando il cosiddetto pugno duro finisce addirittura per far chiudere le aziende. Le imprese sono state falcidiate e gli imprenditori non possono essere costretti tra lo scegliere se morire di Covid o peggio morire di fame».
«L’economia di turisti e studenti è venuta meno - dice ancora Pieragnoli -, i pubblici esercizi registrano crolli di fatturato nell’ordine del 70%-80%. Solo gli studenti portano un giro d’affari che si aggira intorno ai duecento milioni di euro e non si possono prendere decisioni affrettate che finiscono per incidere pesantemente sulla vita di migliaia e migliaia di famiglie. La Toscana per fortuna non è la Lombardia e se chiudono le imprese, i locali, i negozi di vicinato, i nostri centri storici diventano sempre di più dormitori, preda di abusivi e malintenzionati. I segnali purtroppo non mancano e sono ben visibili. Continuando su questa strada il declino sarà inevitabile e alla fine sarà peggio per tutti». —
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