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Protesta dei carabinieri di Camp Darby: «Lasciati in pessime condizioni»
pisa
«Condizionatori spenti e scarsa pulizia». Sono condizioni alloggiative «pessime» quelle che secondo Maurizio Lilli, segretario provinciale del Nuovo sindacato carabinieri (Nsc), sono costretti a sopportare i carabinieri di stanza nella base di Camp Darby. «Lo stabile adibito alla permanenza abitativa di decine di carabinieri è attualmente sprovvisto di impianto di condizionamento centralizzato - sottolinea il segretario del Nsc -. Per motivi sconosciuti, il sistema è disattivato ingenerando pessime condizioni di vita che vanno ad incidere sul benessere del personale: all’interno delle singole camere sono state rilevate temperature tra i 28 e i 30 gradi. Da diversi mesi, inoltre, è stato ridotto il contratto di appalto con la ditta delle pulizie dei luoghi utilizzati dai carabinieri per la vigilanza, limitando il servizio a brevi passaggi con cadenza settimanale. È inconcepibile, che i carabinieri debbano dedicarsi alla pulizia dei locali per renderli presentabili ed utilizzabili. Secondo gli accordi bilaterali con il governo italiano, la gestione e la manutenzione di tutti gli immobili che si trovano nella base sono di competenza dell’autorità americana: nonostante i solleciti, non è stata trovata una soluzione». L’amministrazione statunitense respinge le accuse evidenziando che il sistema di condizionamento «è stato momentaneamente disattivato come previsto dai decreti emanati dal governo italiano per il contenimento dell’epidemia da coronavirus ed entro domani (oggi, ndr), completate le operazioni di sanificazione, sarà rimesso in funzione». «Con l’inizio della fase 2 - proseguono dalla base - i passaggi per la pulizia dei locali hanno ripreso i normali ritmi e per alcune zone dell’alloggio le attività sono state anche implementate». —
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