Gioco
«Ecco perché è stato disastro ambientale»
Nuova udienza per fare luce sulle responsabilità di Giacomo Franceschi nel rogo del settembre di sue anni fa sul Serra
PISA
La parola ai consulenti del Pubblico Ministero, Flavia Alemi, chiamati a relazionare sulle conseguenze dell’incendio che la sera del 24 settembre 2018, ha devastato il Monte Serra. Nell’udienza di ieri del processo contro Giacomo Franceschi, 38 anni, di Calci, accusato del rogo, tre professori di diritto ambientale delle Università di Firenze e Pisa hanno relazionato sul fatto, davanti collegio del Tribunale (presidente Dani, a latere Iadaresta e Grieco). Un lavoro enorme, 150 pagine di considerazioni, quello svolto dai consulenti, per dimostrare la sussistenza delle condizioni che qualificano il reato di disastro ambientale, oltre a quello di incendio boschivo, di cui è accusato Franceschi. Il disastro ambientale è punito con la reclusione da cinque a quindici anni. E tiene conto di una serie di condizioni a cominciare dall'alterazione irreversibile dell'equilibrio di un ecosistema. L'alterazione dell'equilibrio di un ecosistema la cui eliminazione risulti molto onerosa e conseguibile solo con provvedimenti eccezionali. L'offesa alla pubblica incolumità in ragione della rilevanza del fatto per l'estensione della compromissione e per il numero delle persone offese o esposte a pericolo. E proprio su questi aspetti hanno riferito i consulenti sulla base degli accertamenti compiuti.
Come alle precedenti udienze, anche ieri era presente l’imputato che si trova ai domiciliari con il braccialetto elettronico ed è difeso dall’avvocato Mario De Giorgio.
Nel processo si sono costituiti parte civile il Gva, il gruppo antincendio di Calci di cui faceva parte l’imputato, (avvocato Lorenzo Stefani); i Comuni di Calci e Buti (avvocato Laura Antonelli) e Vicopisano (avvocato Silvia Fulceri) e la Lega per l’abolizione della caccia (Valentina Angelini). Il processo è stato aggiornato al 24 giugno. —
s.c.
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