Gioco
Bancarelle chiuse per mettere a punto le misure di sicurezza
pisa
«Ci siamo presi il tempo per ripartire con le regole ed i nuovi protocolli che ci hanno prescritto gli uffici comunali. Aprire adesso senza turisti e con i monumenti chiusi, tra l’altro, non avrebbe senso». Gianmarco Boni, presidente del consorzio dei bancarellai del Duomo “Pisa dei Miracoli” racconta quello che poteva essere, ma non è stato, il loro primo giorno di lavoro dopo il lockdown. «Abbiamo ricevuto il protocollo del Comune – spiega – che modifica il nostro modo di lavorare in base all’emergenza coronavirus. La vendita, ad esempio, va esercitarsi soltanto sul fronte principale del banco, restando inibito sia il servizio che il passaggio dei clienti sui fronti laterali. Anche l’accesso al mercato avverrà con percorsi definiti ed obbligati in modo da consentire i flussi in una unica direzione. In questi giorni stiamo aspettando i dispositivi di protezione – dice ancora Boni – che tutti i banchi dovranno avere non solo per uso personale ma anche per la clientela. Provvederemo con idonee catenelle ad effettuare l’interdizione delle aree vietate e a delimitare l’accesso al singolo posteggio ovviamente rispettando e facendo rispettare ai clienti la distanza minima interpersonale di 1 metro». Tutto questo per essere pronti a fine mese. «Quando riapriranno i monumenti della piazza, anche se con ingressi contingentati – sottolinea ancora il presidente degli ambulanti – e soprattutto pronti per il 3 giugno quando si riapriranno le frontiere non solo regionali. Purtroppo l’emergenza coronavirus ha ancor più aggravato la nostra situazione. I fatturati in piazza Manin erano già crollati dal momento del nostro trasferimento, immaginate adesso con un dimezzamento (nell’ipotesi migliore) dei turisti a Pisa. Proprio per questo – conclude Boni – diventa ancor più fondamentale rimettere la nostra questione al centro in modo da assicurare un futuro che non può più essere piazza Manin. Chiediamo quindi al sindaco riprendere il dialogo, per altro già avviato, con la nostra associazione per arrivare ad una soluzione alternativa a questa ormai insostenibile». —
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