Il Tirreno

Pisa

Contratto poco chiaro, condannato il venditore

Pietro Barghigiani
La sede pisana della All.Co, azienda specializzata in profilati di alluminio
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La sede pisana della All.Co, azienda specializzata in profilati di alluminio

Pisa: All.Co dovrà versare 380mila euro a una società del Qatar. Gli scambi epistolari in inglese non chiarivano gli impegni reciproci

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PONTEDERA. Una non perfetta comunicazione in inglese su chi avrebbe avuto accollarsi l’onere dello smontaggio di un macchinario ha innescato una causa internazionale conclusa con la condanna della società venditrice a versare agli ormai ex clienti circa 380mila euro tra capitale e interessi. Protagonisti di un duello legale durato nove anni sono la All.Co di Ospedaletto e la Abdulnoor Rebar Factory con sede in Qatar. Quello che era nato come un rapporto commerciale è diventato uno scontro di carte bollate per la reciproca contestazione di inadempienza contrattuale davanti al Tribunale di Pisa risolto con la sentenza del giudice Santa Spina. Il giudice non ha attribuito una responsabilità diretta a una delle due parti, ma è arrivato al verdetto di scioglimento del rapporto con il venditore che deve restituire quello che ha ricevuto dal cliente.

La All.Co aveva venduto per 354mila euro un macchinario, consistente in una pressa con accessori per la lavorazione dell’alluminio e, secondo la società straniera, «di aver convenuto, prima ancora della conclusione del contratto, che lo smontaggio dell’impianto sarebbe stato onere della venditrice stessa». Opposta la tesi dell’azienda con sede in via Meucci secondo la quale era stato pure praticato uno sconto di centomila euro proprio perché lo smontaggio avrebbe dovuto essere a carico dell’acquirente. La società del Qatar, assistita dall’avvocato Alberto Foggia, ha ottenuto la risoluzione del contratto e il pagamento di quanto versato nel 2011 più gli interessi. Entro 30 giorni l’eventuale ricorso del soccombente, in assenza del quale la sentenza sarà esecutiva. All.Co, rappresentata dai legali Luca Marra, Ivano Vigliotti, Mirko Scapinello e Pietro Palandri, nella sua difesa aveva argomentato che «Abdulnoor aveva comunicato l’intenzione di non procedere all’acquisto dell’impianto, dando atto di averlo acquistato da altri e giustificando cotanta sua scelta con le difficoltà legate allo smontaggio dell’impianto e con i costi, rilevanti, che avrebbe dovuto sopportare per il trasporto in Qatar, dove l’impianto doveva essere installato». Il giudice nella complessità della causa precisa che «le evidenze processuali restituite dall’istruttoria espletata non consentono di individuare un inadempimento che possa dirsi più grave dell’altro».

E qui entra in gioco la traduzione letterale dall’inglese. In una nota la società del Qatar scrive che «dal momento che ci occuperemo noi dello smantellamento dei macchinari, la preghiamo di rivedere la sua fattura … e di omettere la voce sotto costo aggiuntivo». Salvo poi chiarire «o, almeno, tenta di chiarire - scrive il giudice che l’espressione … noi (Abdulnoor Rebar Facotry) assumeremo il controllo dello smontaggio” faceva riferimento non all’esecuzione materiale dello smontaggio (a carico di All.Co), bensì alla sola attività di controllo dello smontaggio medesimo». Scambi di mail in inglese che alla fine non hanno avuto un’interpretazione univoca. Di qui il contenzioso e lo scioglimento del contratto con la restituzione dei soldi.

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