Il Tirreno

Pisa

Coronavirus

Salt anticiperà al dipendente contagiato i soldi della copertura assicurativa

Daniele Benvenuti
Roberto Corsini, faugliese, dipendente della Salt al casello di Livorno
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Roberto Corsini, faugliese, dipendente della Salt al casello di Livorno

Roberto Corsini, consigliere comunale a Fauglia, sostiene di aver contratto il Covid al casello di Livorno nella notte dell’esodo dal nord

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PISA. «Salt eviterà al nostro dipendente le pratiche legali contro l'assicurazione e corrisponderà in via sostitutiva quanto sarebbe dovuto dalla assicurazione stessa, indipendentemente dal tempo e dall’occasione del contagio».

Con una nota del suo ufficio stampa, la società che gestisce la tratta Livorno-Sestri Levante vuole mettere fine al contenzioso con Roberto Corsini, il suo dipendente di Fauglia (dove è anche consigliere comunale) che con ogni probabilità aveva contratto il virus durante il turno di lavoro al casello di Livorno nella notte tra il 7 e l’8 marzo; notte in cui scattò il folle esodo soprattutto dalla Lombardia per anticipare l’imminente lockdown che il 9 marzo sarebbe stato annunciato dal presidente del consiglio Conte. Corsini, pochi giorni dopo quel turno, aveva accusato febbre alta, tale da costringerlo al ricovero come Il Tirreno ha raccontato nei giorni scorsi; giunto in ospedale gli fu diagnosticato il coronavirus, ipotizzando il contagio dopo aver maneggiato soldi e carte di credito al casello.

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«I giorni precedenti al turno di notte – racconta ancora Corsini – ero rimasto in casa perché reduce da 2 notti consecutive. Non credo che quel traffico anomalo di auto provenienti dalla Lombardia durante le mie ore al casello non possa essere collegato al contagio». Una volta diagnosticato il virus, anche gli altri colleghi del turno sono stati messi in quarantena ma nessuno è risultato positivo. Ancora Corsini: «Loro gestivano le porte automatiche dagli uffici – ricorda – quindi non hanno avuto contatto con l’utenza e nemmeno con me alla fine del turno».

Il contenzioso minacciato dal dipendente a Salt riguarda la mancata copertura assicurativa e l’assenza di dispositivi di protezione durante il turno. Anche su questo aspetto l’ufficio stampa Salt precisa: «Riguardo alla personale vicenda del signor Corsini, ancorché non sia peraltro provato che il dipendente abbia contratto il coronavirus sul posto di lavoro e senza entrare nel merito di quanti transiti egli abbia registrato nel suo turno di lavoro e di questi quanti abbiano avuto provenienza dalle regioni del nord, facciamo presente che lo stesso signor Corsini ha richiesto il riconoscimento del contagio come infortunio sul lavoro per Covid 19, ma l’Inail, che è il soggetto competente in materia, non ha a sua volta accolto la richiesta. Comunque riteniamo di fargli evitare pratiche legali contro l’assicurazione, corrispondendo noi la cifra spettante».

Salt poi nella sua nota intende «rassicurare i propri utenti sulle misure di sicurezza adottate per proteggere sia gli esattori, sia chiunque si trovi in contatto con gli stessi. In particolare, il caso in questione è, ad oggi, l’unico noto di contagio di uno degli esattori e, comunque, risale al periodo precedente al lockdown nazionale. Per questo i nostri protocolli di protezioni sono da ritenersi ottimali – si legge ancora nel comunicato della società –: prima di tutto, ricorrendo, nella misura massima consentita, alle procedure di lavoro da remoto, che hanno ridotto, in accordo alle direttive nazionali, il contatto interpersonale e, per il lavoro in sito, con il compimento delle migliori pratiche igienico-sanitarie».

«Prendo atto delle affermazioni della Salt – conclude Roberto Corsini – anche se la mia non è stata solo una questione economica. Lavoro da 30 anni in questa società e prima di me mio padre. La mia vicenda, a prescindere da cosa deciderà l’Inail, deve essere emblematica per dotare i colleghi di tutti gli strumenti di protezione personale». —

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